Un testo scritto da Marino in ricordo dell’indimenticabile Paolo “Zico” Mozzicafreddo.
Inutile ribadire quanto sia difficile scrivere in occasioni simili.
E’ un testo profondo e pieno di ricordi.
Chiunque abbia qualche aneddoto su Paolo e lo voglia raccontare, me lo spedisca o lo consegni direttamente a Marino alla fine del concerto…verrà pubblicato sul sito e in futuro anche su un libro.

 

NOME DI BATTAGLIA: ZICO!
paolo01Lo conoscevo da quando aveva sei anni.
Da quando io e sua sorella Cinzia ci siamo messi assieme. Sono passati più di venticinque anni da allora. Una vita!
Il primo ricordo che ho di Paolo è una recita in prima elementare. Lui “faceva” l’albero e indossava una calzamaglia color marrone. Chissà quante volte, col passare del tempo, ci siamo fatti una risata per quella storia…
Da piccolo Paolo era un po’ cicciotello e le sorelle lo chiamavano “Gas Gas”. Avete presente quel topo buffo e imbranato in Cenerentola? Ecco, quello lì. E poi… quante estati al mare, le sale giochi, i giardinetti, il circo e i Natali, i compleanni, i capodanni, le feste in famiglia. L’ho visto crescere e diventare quel ragazzo che tutti e tutte voi avete conosciuto.
Fin da bambino le sue grandi passioni erano il calcio e la batteria. Col pallone aveva smesso qualche anno fa per via delle ginocchia che non andavano più. Subì due interventi al menisco e da allora solo qualche tiro, niente più partite di calcio. Gli era rimasto però nome di battaglia: Zico. A Villa Potenza, dov’era nato e dove abitava, tutti lo chiamavano ancora così: “Zico!”
Suonare la batteria per Paolo fu una cosa quasi scontata, visto che Luca e Andrea, i suoi fratelli maggiori, suonavano basso e chitarra. Ci voleva un batterista in famiglia. Quello fu il suo primo gruppo. A dirigere, orientare, incoraggiare nei momenti difficili c’era suo fratello Eliseo, il più grande. Fu così che cominciò l’avventura più bella della sua vita.
paolo02Non avrei mai immaginato allora di suonare con Paolo vent’anni dopo; che ci avrei inciso delle canzoni, fatto dei dischi, centinaia di concerti, che con lui avrei percorso migliaia di chilometri su e giù per l’Italia per prendere e dare tutto quello che c’era da dare e prendere.
Ho condiviso con lui tanti e tanti giorni belli e brutti ma la cosa più importante è che ci siamo dati, scambiati della cose, tante e tante cose.
Lui me ne ha insegnate alcune ed io gliene ho insegnate delle altre. Così si va, così si fa con i buoni compagni di viaggio. Ma con Paolo mi sono sentito sempre in debito perché quando non avevo più voglia di salire sopra un palco, quando suonare e cantare per me non era più quello che speravo e che credevo che fosse da ragazzino, quando mi sentivo stanco e in trappola, allora arrivò Paolo e fu lui con quel suo sorriso, quella sua paolo03incredibile energia a farmi “tornare” a farmela passare. Bastava che ti giravi e lui era lì dietro di te. Era contagioso quel sorriso e a poco a poco mi fece ritrovare quello che avevo perso. Quella cosa che ti fa sentire parte di un gruppo, di un sound, di una splendida fonte di luce e calore.
La sentii piano piano tornare quella forza, così tornai anch’io ad accendermi e ad accendere. La “GANG” era tornata!
Paolo mi regalò quella “cosa” di cui avevo bisogno e senza quella “cosa” oggi non sarei ancora qui. Senza di lui non sarebbe stata la stessa storia.
Grazie Pa’, per sempre. 

PRONTI AD UN ALTRO GIRO
Erano mesi che io, Sandro e Andrea Mei cercavamo un modo per mettere insieme un gruppo nuovo e tutto “a casa”. Ci voleva una nuova sezione ritmica con quel tiro che hanno coloro che  vivono la musica e non la fanno solo per mestiere…
paolo04Ci voleva un “Ritorno” al “Garage” di casa, alle prove tre volte la settimana, a parlare in dialetto, a poter raccontare le storie di casa con chi conosceva le stesse persone, le stesse piazze, gli stessi bar mentre eri lontano e in Viaggio.
E venne fuori il nome di Paolo.
Io, dico la verità, ero un po’ diffidente; per me era sempre un ragazzino, troppo piccolo per l’avventura coi Gang, troppa poca esperienza, che poteva portare uno come Paolo?…. Ma una sera andammo tutti e tre a sentirlo suonare in un pub vicino casa sua. La band era esperta in cover anni 70 e qualche blues. Paolo era perfetto, quello che ci voleva. Con lui al basso c’era Francesco. Paolo gli propose di suonare insieme nei Gang e Francé accettò, buttò all’aria con gran coraggio la sua tuta da meccanico e fu dei nostri. Con loro due  ricominciammo con grande energia e voglia di spaccare il mondo.
Fu “ControVerso”. Un periodo faticoso ma bello. Strade nuove e nuova autonomia.
Fu come riesplodere e da quell’esplosione oggi ancora ci restano i pezzi, le schegge, i ricordi. E’ così ogni volta che si riparte.  Fra “ControVerso” e “Il Seme e la Speranza” ci sono in mezzo tanti anni e tante scelte diverse.paolo05
Scelte individuali che influirono sulla rotta, sul destino e sullo spirito della “Banda”. Andrea Mei se ne andò dal gruppo provando a se stesso che da solo ce la poteva e doveva fare, Francé si sposò, Sandro viaggiò in continuazione verso Budapest dove c’era il suo amore senza futuro; io diventai babbo e lavorai per anni costruendo una casa in campagna per me e la mia famiglia, era quello che avevo sempre desiderato più di ogni altra cosa.
Passarono fra le file Maramotti il pirata, Fabio Verdini il “Sid Barrett” dei Gang e il cappellaio matto Marco Tentelli…. E Paolo? Lui più di tutti noi aveva puntato sulla Gang. Era il suo futuro, non riusciva a dividersi, a considerare il gruppo come un’attività secondaria. E penso che le scelte mie per prime e quelle degli altri lo delusero o almeno lo fecero sentire più solo. Non le comprese, non le approvò, non le condivise. Tutto ciò creò una sorta di scollamento, di deriva, fu un navigare ognuno con la propria scialuppa verso la terra ferma che non era quella Promessa. Solo nell’ultimo anno ebbi modo con Paolo di affrontare questi discorsi anche perché lui stava cambiando e aveva accettato il fatto che poteva trovarsi un lavoro, che poteva suonare in un altro gruppo e questo non era né un tradimento né una perdita di energie, anzi potevano diventare esperienze che avrebbero arricchito le nostre relazioni e la musica dei Gang.
E avrebbe reso più sereno e maturo il nostro essere dei “Gang”. Ci si preparava ad un altro giro, da grandi, da uomini e non più da meravigliosi ragazzi a caccia dell’alba nuova. Quello stesso fuoco lo avremmo portato verso il tramonto da far invidia a tutte le albe del mondo.

 UNA FACCIATA NUOVA
paolo09Registrammo “Il Seme e la Speranza” a casa di Paolo. Ci inventammo lì uno studio con suo fratello Eliseo. Paolo registrò la batteria nel suo stesso box dove suonava tutti i giorni. Niente tempi prestabiliti, niente stress, niente fatica, niente tecnici, niente studio in affitto… Un ambiente a misura d’uomo.
Paolo aveva subito l’intervento il giorno del suo compleanno, il 29 di settembre. Cominciammo a registrare 4 o 5 mesi dopo. E in questo disco ha saputo mostrare il suo lato inedito. Le cose che a lui sono piaciute di più sono “E’ terra nostra” o “Chico Mendez” o “Lacrime del sole”…. Delicato, leggero, intimo come non lo era mai stato. E riscoprirsi così lo aveva reso felice. Era contento di quella sua facciata nuova. L’esperienza della malattia lo aveva fatto crescere tanto ed era pronto a condividere questa sua nuova “ricchezza”. Fu anche per me una scoperta nuova, per molti versi fu commovente. Ancora non riesco ad ascoltarlo quel disco perché me lo fa sentire vivo e vicino più che in ogni altra incisione.
E’ andata così. Ma insieme avremmo sicuramente fatto tante e tante altre belle cose. Avevamo appena incominciato un capitolo nuovo. Anche in ospedale, durante le ultime settimane, quando ormai sapeva che avrebbe perso l’uso delle gambe, mi ha ripetuto più volte “proprio adesso che cominciavo a suonare bene!”.
E’ andata come è andata. E bestemmio a voce bassa, non urlo e non vado oltre la “linea” poiché ci sono cose che dipendono da me e dagli uomini, almeno in parte, ma altre no, non ci posso far niente. Mi fermo qui poiché so che ciò che si è potuto fare si è fatto.
Ciò non significa però che Paolo non continuerà a vivere con me, con i Gang, con le canzoni che ha registrato e suonato.
Questo lo posso fare e lo farò e non da solo; anche con voi. Non ho nessuna intenzione di dimenticare anche se ora il ricordo è dolore. Vorrei soltanto riuscire a trasformarlo in un sorriso, quello che Paolo mi ha sempre regalato ogni volta che muovevo, che riparavo verso la batteria, verso di lui.
Era l’intesa, la gioia, la complicità, era essere lì e stare bene, in quell’attimo eterno. Eterno come quel suo sorriso che ha sparso sempre e ovunque è stato, ovunque è passato.

 UANAGHENA!
paolo07Quando Sali sopra un palco è come saltar su da una trincea. C’è quel nervosismo, quell’adrenalina che comincia a salire, lo senti che tocca a te, che stai per andare. Chi spara delle cazzate, chi accende la sigaretta, poi un’altra occhiata al palco “tutto a posto”.
Poi vanno i “tamburini”, Morricone e “Qualche dollaro in più”….. Fuori! Si va, ci si vede in fondo, alla fine.
Paolo partiva per primo e quand’era in cima alla scaletta prima di affrontare le luci si girava verso di noi e gridava “Uanaghena!” E noi dietro rispondevamo “Uanaghena” ancora più forte.
Era un grido di battaglia, almeno così suonava per noi.
Non gli ho mai chiesto cosa significasse quell’espressione che, fuori dal contesto poteva ricordare una frase all’Alberto Sordi, ma lì era il grido necessario per saltare oltre, scavalcare il recinto, buttar giù i cancelli del Paradiso, andare all’assalto del cielo.
Era sua quell’espressione; fu Paolo a lanciarla fin dai primi concerti e fu così per tutti quelli a venire.
“Uanaghena!”, lui saltava fuori per primo ed io ero l’ultimo, il più vecchio, quello che copriva le spalle.
Mai una volta diverso, sempre così.
“Uanaghena!” lo grido col cuore ogni volta che salgo, anzi, salto verso il palco.
Paolo è con me. Con tutti noi. E ci resterà perché “più forte della morte è l’Amore”.
Me l’avete ricordata voi questa frase in questa che è la vicenda più dolorosa della mia vita. Centinaia di messaggi, gli abbracci, le parole strette in gola, la presenza di molti di voi al funerale…
Siete stati presenti e avete condiviso con noi l’angoscia per la scomparsa di un fratello, di uno di noi. Grazie! Per avermi ricordato che solo l’Amore è più forte della Morte è l’Amore ci restituisce la persona che non c’è più, quell’Amore che non muore, che resta e resterà per sempre. Ve ne sarò per sempre grato perché è questa l’unica cura per una ferita che mai potrà rimarginare ma che grazie e voi non sanguinerà più.
Grazie! Per avermi reso consapevole di quanto bene e gioia e amore Paolo è stato in grado di dare, di quale sia stata la sua “semina”. Oggi lo so poiché ho visto il raccolto attraverso di voi. Grazie!
Paolo lascia questo e ciò lo rende grande, poiché grande è il suo raccolto, la sua ricchezza poiché tanto è l’Amore che ha dato e tanto ne ha ricevuto, tanto che va aldilà della sua stessa vita, quella che gli è stata data e che ha vissuto nella carne.
Vi ricordate? Per anni alla fine del concerto lo presentavo come “…il più amato dalle italiane….” Erano tutte innamorate di lui. Quando facemmo con lui il primo tour ovunque e sempre tutte le amiche comprese mogli e fidanzate mi chiedevano di Paolo, di farglielo conoscere, il suo numero di telefono e informazioni varie.
E tante di voi lo hanno amato…. E con tutte so bene che è stato sempre un “signore”, un “gentiluomo, di passaggio”.

 UN MANOVALE
paolo06Dopo tanti e tanti anni ora se suono con qualcuno, anche se non so neanche come si chiama, dopo un quarto d’ora so tutto della sua vita. Da come suona capisco bene come mangia o come fa l’amore, se soffre di depressione o se gioca al superenalotto… Uno racconta di sé mentre suona e tu che ci suoni insieme sei il primo ad ascoltare la sua storia.
Paolo si sedeva alla batteria come un re sul trono. Un trono sverniciato e scorticato, ferito e antico, che aveva fatto tante battaglie. E di quel trono ne andava fiero e orgoglioso.
Aveva la potenza del piede destro. Poggiava tutto su fondamenta forti, stabili, sicure. Spostava tutto verso la parte bassa, scura, quasi nascosta.
E poi la pacca sul rullante, l’intransigenza la decisione netta, la prontezza dello scatto, l’agilità sul braccio e il polso sinistro. Piede destro e mano sinistra erano i suoi confini netti, forti, decisi. Niente sfocature agli estremi. Non era quello che si dice un “fantasista” un giocoliere né uno che ardeva di protagonismo, niente numeri da circo.
Non amava il “barocchismo”, i fronzoli, le sfumature.
Bianco e nero soltanto, un cow-boy, uno degli ultimi veri rocker.
Non era abile né sicuro nei passaggi, lì si sentiva trascinare, non era ancora capace di dirigere in quei momenti e a volte si perdeva. Puntava a ciò di cui c’era bisogno, niente altro, niente che poteva essere o diventare superfluo, niente di più niente di meno. Era così nella vita e così suonava, era il suo stile.
Una volta mentre il portiere di un albergo ci stava restituendo i documenti qualcuno di noi si accorse che su quelli di Paolo alla voce professione lui aveva scritto manovale.
Mentre gli altri, tutti, normalmente portano scritto musicista, lui aveva scritto manovale.
Umile ed essenziale, niente lusso, niente zavorra, così poteva andare. Leggero come una piuma e pesante come una montagna.
Per Paolo contava l’impresa e il farne parte. Poteva anche scappare ma eri sicuro che sarebbe tornato, non avrebbe mai rinunciato a quel suo trono. Lì era re fra i re. La batteria era il riscatto di una vita e lì sopra suonava tutto il cammino della sua emancipazione.
E tutto restando un manovale, senza tradire. GRANDE!

 QUEL POSTO LUNGO IL FIUME
paolo08Durante l’ultimo pomeriggio trascorso insieme in ospedale abbiamo parlato tanto io e Paolo. Lui era sereno e gli andava di fare due chiacchiere su ciò che avevamo fatto in passato e su quello che avremmo potuto fare in futuro.
Fra le tante cose dette voglio farvi partecipi di una, di una soltanto. Un suo desiderio. Più volte mi confidò che se c’era una cosa che voleva in quel pomeriggio era andare a pesca. Gli si illuminavano gli occhi quando lo diceva. E’ così che va la vita… Fra le tante cose che uno poteva desiderare per Paolo, quella più preziosa era essere lì sulla riva e pescare come era solito fare con qualche suo amico, soprattutto “l’alpino”, durante i pomeriggi d’estate.
Io spero che, ovunque tu sia Pa’, quel posto lungo il fiume o nei pressi di un lago tu l’abbia trovato, finalmente. In questi interminabili giorni ti ho sempre immaginato lì in quel posto, sulla riva. Seduto e solitario, solo, con i grilli e le cicale.
Mentre ti addormenti all’ombra di un vecchio albero. E tutto intorno arde il sole. E i pesci che saltano fuori dall’acqua e ridono di te che dormi. In pace col mondo mentre il mondo intorno è in pace con te. Dormi pure Pa’ e riposa così, in pace.
Prometto che ti dedicherò in futuro “Il Re Bambino”. E’ una canzone alla quale tenevi tanto e tante volte mi hai chiesto di suonarla. Non c’è stato il tempo. Ma ogni volta che lo farò sarà come se fossi qui con noi tutti. Giuro!
Mi manchi, tanto.
Ciao Pa’!

Marino Severini

 

PS: So che molti di voi avranno tante cose da raccontare a proposito di Paolo; qualcuno lo ha già fatto…vi sarei grato se inviaste al sito qualsiasi cosa che riguardi voi e Paolo, foto aneddoti, anche cazzate, birre e canne bevute e fumate insieme, chiacchiere, ricordi tracce.
Durante il prossimo anno vorrei raccogliere tutte le vostre testimonianze, arricchirle con tante foto e farci un libro e magari regalarglielo e regalarmelo per il giorno del suo compleanno, il 29 settembre.
Per quell’occasione vorrei organizzare con i Gang e i tanti e tanti amici una gran bella festa.
Ci conto e vi ringrazio, di cuore.

PIU’ FORTE DELLA MORTE E’ L’AMORE.

 

Inserito da bandito.trovarelli il 12 ottobre 2006 NEWS

cope_mucchioNon troverete questa copertina sul nuovo numero del Mucchio. Sarà magari altrettanto bella ma noi ci saranno i Fratelloni. Scelte editoriali. Per questo motivo Max Stèfani ha voluto omaggiarcene. E anche per togliersi la soddisfazione di vederla pubblicata… ;-) Grrrazie Max!
PS IMPORTANTE: Su questo numero però ci sarà l’articolo su Gang e Cisco, quindi compratelo! Come sempre! (www.ilmucchio.it)

Inserito da bandito.trovarelli il 5 ottobre 2006 NEWS