insiemesognaresipuoMolti di voi saranno stati presenti alla serata del 21 gennaio 2006, a Bergamo, dove i Gang insieme a Graziano Romani e ai Luf hanno dato vita ad una serata davvero speciale. L’evento era organizzato dall’Associazione “Soffia il vento” ed era dedicato alle innumerevoli storie di vita delle persone disabili e delle loro famiglie.
Il concerto è stato interamente registrato ed ora è diventato un doppio preziosissimo DVD distribuito dall’associazione stessa.
Potete trovarlo nei negozi di dischi, oppure richiedendolo direttamente al sito www.soffianelvento.it. Da non perdere!

Inserito da bandito.trovarelli il 30 gennaio 2007 NEWS SEGNALIAMO CON PIACERE...

atarassiaGli Atarassia Grop si sono formati in “un garage immerso nella campagna comasca” nel 1993. Da allora di strada ne hanno fatta tanta fino ad arrivare a questo loro ultimo lavoro dal titolo “Non si può fermare il vanto”.
 ”Il dolce intro dei Fratelli Severini (…) apre la strada a cio’ che viene dopo, l’importanza delle parole scandite e di un lieve accompagnamento alla fisa ne fa un omaggio ed un introduzione davvero importante a tutto il CD.”
Per ulteriori informazioni: www.atarassiagrop.it

Inserito da bandito.trovarelli il 30 gennaio 2007 NEWS SEGNALIAMO CON PIACERE...

spanishjohnny“Gli Spanish Johnny sono un branco di disperati, di musicisti che hanno venduto l’anima al rock’n’roll e che, per tener fede a questo patto, si nascondono dietro a nomi di battaglia che richiamano in vita eroi di un’America perduta: Blu Dakota, Henry Dakota, James O’Presley, Geremiah Smith, Santiago Lobo e Cletus Cobb.” Se volete sapere come è nata la partecipazione di Marino (il cui brano è intitolato “Figlio”), il consiglio è quello di leggere la loro intervista su Mescalina.
Per conoscere meglio il gruppo e reperire il loro album, visitate il loro sito: www.spanishjohnny.it

Inserito da bandito.trovarelli il 30 gennaio 2007 NEWS SEGNALIAMO CON PIACERE...

festadaprile“Nelle intenzioni degli autori, Evasio Muraro e Michele Anelli, Festa d’Aprile è l’occasione per ripercorrere la Resistenza attraverso alcune canzoni o la breve lettura di libri e poesie, è un modo per mantenere viva la memoria su una parte di storia che è alla base della nostra democrazia.”
Dall’idea, che era nata semplicemente  per uno spettacolo, vede ora la luce questo Cd nel quale è presente anche la partecipazione di Marino Severini. Una testimonianza più che doverosa… per non dimenticare. Mai.

Questo disco è stato prodotto dall’Associazione Culturale “Il Levanate”. Per ulteriori informazioni: www.levante.mi.it

Inserito da bandito.trovarelli il 30 gennaio 2007 NEWS SEGNALIAMO CON PIACERE...

mucchioextra-degregoriIl Mucchio Extra (n. 24) torna a proporre un cd esclusivo: il quarto tributo ad un artista italiano, che vede questa volta protagonista Francesco De Gregori. La traccia numero 8 della compilation propone Alessio Lega e i Gang con il brano “L’impiccato”.
All’interno della rivista è presente anche una recensione a “Il seme e la speranza”. Da non perdere! (www.ilmucchio.it)

Inserito da bandito.trovarelli il 24 gennaio 2007 NEWS SEGNALIAMO CON PIACERE...

arcana-banditiPer chi se lo fosse perso, sono  ancora disponibili alcune copie del libro scritto da Marino e Sandro Severini “Banditi Senza Tempo”.
Il costo del libro è di 10€ (+ 2€ per le spese di spedizione).
Per richiederlo basta mandare una mail all’indirizzo papare@alice.it indicando l’indirizzo della spedizione.
N.B. Il pagamento va effettuato in posta tramite un versamento su carta postepay (il cui numero verrà comunicato via mail). Affrettatevi!

Inserito da bandito.trovarelli il 24 gennaio 2007 NEWS

rockitEcco il ’secondo capitolo’ della discussione che era nata (e che ora si è ampliata) dopo la recensione de “Il seme e la speranza” apparsa sulla rivista Rumore. A quella recensione infatti ne è seguita una più “astuta” (se non fosse per la pubblicazione in ritardo di sei mesi rispetto all’uscita dell’album, ma appena successiva alla presa di posizione di Marino) a firma di Marco Villa e pubblicata dal sito Rockit.it (clicca qui per leggerla).
Marino Severini si è espresso ancora su questo argomento, fino a riportare la discussione “allo stato delle cose” denunciando le responsabilità di tanto degrado e scelleratezza in cui versa il cosiddetto ‘rock italiano’.
Buona lettura!

Finalmente é arrivata quella recensione che aspettavo da tempo. E su Rockit.it scritta da Marco Villa.Nessun insulto, nessun sbeffeggiamento, nessun disturbo, nessuna dogana.
Come dire: “Ecco sig.na Santi, è così che si fa”. Grande lezione di stile. Grazie Villa.
L’ unico appunto, ma proprio l’unico (sennò che cacacazzi sarei?) sta nei tempi: potevi farlo prima Villa, sei mesi fa, così sto casino non sarebbe successo. Ma… meglio tardi che mai. Quindi da parte mia non solo un applauso per lo stile ma il mio massimo rispetto poiché in questa tua recensione sento, vedo, odoro e tocco finalmente un po’ di politica. E quando Marino Severini si accorge che c’è la politica, o meglio l’arte della politica, allora e solo allora ascolta, si siede, smette di urlare e bestemmiare, pensa e poi quand’è il momento dice la sua. Era ora, ci voleva tanto? Grazie Villa mi hai ricordato quel Farina in gran forma ai tempi mitici del Leoncavallo. Così finalmente si può incominciare a discutere a confrontarsi a crescere a migliorarci e migliorare (senza essere miglioristi, quella è un’altra storia…), quando invece con la sig.na Santi (arrieccolo che ricomincia) mi era sembrato di rivedere e risentire Lama alla Sapienza a Roma tanti anni fa….(ma quella è una storia che vi fate raccontare dai vostri genitori, perchè sarò pure vecchio ma non sono ancora nonno.). Con Villa la cosa più importante è che nella sua recensione non si chiude la frontiera a nessuno. Certo, per lui e per un ambiente musicale italiano il nostro disco “Il seme e la speranza” non contiene quella forza con la quale costruimmo i ponti fra gli stili e le tribù che ci contraddistinse in passato.
Ci mancherebbe altro! Come c’è una critica musicale che sostiene l’esatto contrario, e un’altra scena musicale che per pudore non mi va di chiamare semplicemente pubblico.
Però comunque sia anche lui afferma, come in altri luoghi della critica musicale, che il nostro è un disco “inattuale “.
Per carità, magari non forte, non adeguato alle circostanze quali dovrebbero essere, però non l’ho capito e spero di poterlo fare in occasione di un’ intervista o chiacchierata con Villa stesso alla prima occasione (sempre che lui lo voglia).
Marino Severini

Eppoi sul concetto di inattualità bisogna andarci piano se è ancora vero che tutti abbiamo gli stessi diritti e gli stessi doveri.
Mi spiego: quello che è inattuale per uno non è inattuale per un altro, o comunque potrebbe non esserlo. Dico bene? Poiché il concetto di inattualità è relativo alla storia (e ognuno ha la sua) o all’economia (e ognuno ha la sua). Su questo ho già risposto in una lunghissima intervista a proposito della necessità di combattere il “pensiero unico” applicato alla produzione e alla distribuzione delle merci con la conseguente mercificazione della cultura. Un argomento che vorrei riprendere al più presto anche sul sito proprio in relazione allo stato delle cose in cui versa il rock italiano…
Se noi tutti rivisitiamo le nostre radici (perchè tutti ce l’abbiamo, anche se qualcuno vorrebbe negarlo, ma significa solo che ne ha vergogna oppure che non è in grado di riportarle dove lui è ora, al fine di poter partecipare al Futuro… e questo secondo me è solo fuggire dalle proprie e non altrui responsabilità) possiamo farcela. Perché ciò che le accomuna è il Grande Umanesimo.
E chiaro che per me è quello di “razza contadina” e sta a me tirarla fuori questa radice, sta a me per primo rivisitarla, concimarla, innaffiarla prendermene cura, per poter poi condividere i frutti con quelli che hanno fatto e stanno facendo lo stesso LAVORO.
Perchè questa radice ora adesso? E’ una scelta. Perchè ritengo l’Umanesimo quella cultura capace di poter far incontrare oggi come ieri tante e tante culture diverse e che possa permettere quel Ritorno alla condivisione e non all’accumulo delle ricchezze. Tutte, anche culturali.
Eppoi perché ritengo sia oggi l’arma culturale più forte per combattere ogni “pensiero unico” ogni dogana, ogni barriera, ogni muro. Come dire senza un’operazione culturale del genere noi tutti non parteciperemo al Futuro, cioè alla costruzione di COSMOPOLI.
L’attribuire una caratteristica ad una merce in quanto attuale (o inattuale che sia) diventa pericoloso ai fini di quanto ho detto sopra perché, se l’applicassimo all’economia come accade nella realtà, allora significa che possono partecipare al presente e al futuro solo coloro che producono computer o satelliti o bombe atomiche e non chi invece vive della produzione di patate con un’economia ‘altra’, diversa, dalla quale derivano altre relazioni e altra cultura.
E allora per partecipare occorre essere “FORTI E ADEGUATI” sennò fuori! toglietevi dai coglioni! Non è che ciò accade per cattiva volontà, ma vedi quanto ci vuole poco ad affermare, al punto di scriverli questi valori, questi concetti. E questo succede anche qui fra di noi nelle terre del ROCK ITALIANO! Vedi quanto ci vuole poco pure qui nel piccolo del piccolo a scatenare guerre, basta che metti una frontiera, basta che alzi un muro. Se qualcuno lo ha fatto è bene allora che lo butti giù quel muro. O no? Voi che dite?

E adesso veniamo ad un punto fondamentale visto che anche te come tutti ma proprio tutti, caro Villa, mi ci avete trascinato: questo ‘Capolavoro’ de “Le Radici e le Ali”….
Allora, qui c’è un fatto che bisogna considerare: quel disco l’ho fatto io, corale quanto vi pare al punto che oggi risulta un’IMPRESA, ma io sono stato il “pontefice” o se volete il “capomastro”, quindi non è che adesso (magari abituati a scaricare da Emule) vi pare che vi potete prendere quel disco e farne e dirne quel che cazzo vi pare. Non potete mica usarlo ognuno per i cazzi suoi. Non è una merce, è un lavoro culturale…Ho letto addirittura un intervento di Alberto Cottica dove a momenti pare che quel disco l’ha fatto lui ed io andavo a pesca. Ma siete impazziti?
E da certe bocche io dovrei sopportare che si chiami ‘Capolavoro’ quel disco.
Se volessi mettermi sul piano della comparazione in termini di attualità o meno, di successo o meno, se dovessi chiamare in causa il “popolo” come massa di consumatori, allora vi dico subito datemi oggi i soldi che furono spesi allora per quel disco e poi vediamo se “Il seme e la speranza” é vecchio, inattuale o poco FORTE. Ma trovare la forza nel mercato o dal mercato significherebbe allearsi col potere, quindi col nemico numero uno. Non è per me. Io un disco del genere non lo faccio più né lo voglio fare. Primo perchè l’ho già fatto ed è nella mia storia e in quella di coloro che quel disco lo hanno vissuto, ripeto ‘vissuto’ e non ‘consumato’ come si consuma una gomma da masticare al gusto esotico.
Con quel disco in un momento preciso della storia di questo paese, quando noi comunisti dopo essere stati sconfitti e buttati fuori (non solo dal paese ma da ogni realtà lavorativa) rischiavamo di scomparire nel silenzio nell’autocensura, nella ferita tra le macerie, io ho detto “allora cantiamo”, e sono salito più in alto possibile per intonare il canto.
Per ritrovarci, per non perderci, e se potevamo ripartire saremmo ripartiti con gli ultimi.
E chi più ultimo di Johnny Lo Zingaro? E quel canto che veniva dalla ferita, dalla sconfitta, dalla feccia di questo paese, faceva ripartire una nuova Revolution Rock. E sta qui la differenza fra ciò che era stato e ciò che stava per essere.
I Gang non erano gli Area ne io ero Demetrio Stratos, perchè i mostri non c’erano più. Quel Frankenstein nato da un incrocio non naturale, non divino ma storico, l’incontro fra la “cultura alta e la cultura bassa” era finito. Non c’era più musica che rappresentasse o legittimasse quel mostro frutto dell’incontro fra il Medioevo e la Rivoluzione Industriale che fu Stalin. I Gang con quel disco cantarono e suonarono per la prima volta in Italia il Rock’n'Roll.
Bisognava farlo a tutti i costi e qualcosa è andato storto perchè l’impresa era grande ma si trattava di costruire un grande Ponte, e bisognava far presto perché di là “cambiavano nome” e magari non ci avrebbero fatto passare più se avessimo rallentato.
Ma la parola d’ordine era “nessun prigioniero”. “Non lasceremo dietro di noi nessun ferito e nessun cadavere, li sotterreremo in una terra libera e i feriti li cureremo”, questo ci fece rallentare. La copertina di quel disco lì è di Gianni Sassi l’uomo che costruì “il mostro”…
E il profeta allora fu Gramsci; era lui ad aver annunciato la profezia 70 anni prima (rileggetevi Americanismo e Fordismo). E prendemmo in prestito un metodo per costruire, quello che allora era il Migliore, quello dei Clash. Per farlo quel ponte bisognava unire tutte le tribù nesssuna esclusa . Chi fa i ponti è Pontefice. Ma se vi piace di più io fui il capomastro, quello che si arrangia a far tutto a seconda del bisogno; fa il manovale, piglia il posto dell’ingegnere, va in banca a pagare le bollette…Come in un’impresa, la forza del NOI, sia che scali una montagna sia che costruisci un grattacielo o le piramidi o le torri di guardia. Noi però costruimmo un ponte, un PONTE per passare e lasciar passare altri dopo di noi, non costruimmo un MURO!
GIU LE MANI DA QUEL DISCO!!!!!!!
Anche perchè chi veramente non ha distrutto quel disco ma lo ha riportato altrove, verso COSMOPOLI, sono io; ed ora il Mostro ha ritrovato la sua anima vera la sua radice culturale grazie alle nuove circostanze storiche e alla storia di questo paese, può così di nuovo partecipare non imporsi non comandare non dettare la legge ma partecipare alla sua formazione.
E il cerchio si chiude con IL SEME E LA SPERANZA. Io non sono Stratos ne Joe Strummer; i Gang non sono gli Area né i Clash.
Quella storia viene con noi nel momento in cui noi la portiamo a Cosmopoli, come fossero tante piccole grandi storie da condividere cantando, insieme a tante altre piccole grandi storie con le quali ci intoniamo di nuovo per ritrovarci e riconoscerci lungo la strada, al di là del ponte in terra nuova, in terra libera: la nostra. Io sapete che sto invecchiando e ai vecchi non si chiedono più di fare i ponti. C’è troppa fatica da fare.
Io non sono mai stato bene come in questi ultimi anni. Lasciatemi al mio orto, e se qualcuno vuol parlare con me io sono felice di fare con lui una passeggiata nel mio giardino. Però sappia che, se mi chiede di restare, domani c’è una trave sul tetto che bisogna riparare.
E l’Amore che tanti chiamano in causa? Che fine ha fatto? Non lo so, io so soltanto che con Amore si fanno i figli e si sotterrano i padri e le madri per non farli divorare dalle iene e dagli avvoltoi. Altro non so.

Vedi, Villa, se tu facevi vivo sei mesi fa avremmo a lungo discusso di cose per me, ma anche per, te molto interessanti. Della rivoluzione che c’è oggi nei campi, dei suoi protagonisti, del commercio equo e solidale, della fine del “piccolo è bello” fino a quanto i Gang con De André non c’entrano un cazzo….. Come si fa normalmente fra chi fa un disco e un recensore. Che sia critico o giornalista o opinionista o quello che ti pare, ma comunque sempre fra umani. Si sente che usi un tono da circostanza, dovuto a quanto è accaduto, ma mi resta simpatico. E’ quello del supplente al primo giorno di scuola, mi sgridi perchè ancora sto lì dove mi hai lasciato due o tre anni prima e aggiungi pure “guarda loro invece come sono bravi, prendi esempio da loro…”.
Che ti devo dire Villa, sarà che mi sono affezionato troppo a questa scuola. E comunque me lo dici con le buone, non c’è in te nessuna intenzione di punire me e nessun altro. Questo mi dice che valeva la pena tutto quel casino che ho fatto. Grazie comunque per i consigli che mi dai, ci sono gruppi che non conosco, me li andrò a sentire, a parte i Mercanti che già ho ascoltato e magari li ascolterò con altro orecchio. Ti dico soltanto che ho scoperto i Massimo Volume pochi mesi fa e pensare che li conoscevo da una vita. Me ne sono reso conto una sera con un po’ di amici… mi hanno fatto sentire un loro pezzo e mi sono detto “cazzo questi qua..”.
Finalmente una recensione “contro” che non intacca i principi del lavoro come strumento unico di emancipazione, che non alza le dogane né abbassa la sbarra, che non prende a calci il carretto sul quale sono le nostre “merci”, né rovescia a terra deridendoci i prodotti del nostro campo e nessuno ci grida “andatevene e non tornate, di qui non passerete più, andate altrove se volete passare, se volete andare alla piazza del mercato ci sono altre porte..”
Grazie Villa, sei sprecato secondo me in questo ambiente. Dovresti provare con la politica, ci guadagneremo tutti noi.
E pensare che questo poteva avvenire su Rumore in quella intervista-confronto che avevo chiesto a Campo. Come dire: Alberto Campo sia io che te siamo stati se non fautori almeno partecipi di quello che fu il famoso SDOGANAMENTO DEL ROCK ITALIANO; gli effetti oggi li vediamo tutti davanti ai nostri occhi. In cosa abbiamo sbagliato? Ci sono possibilità per ricominciare alla luce di tutto ciò? Siamo arrivati al punto che qui, in un giornale di cui sei direttore e responsabile, qualcuno vuole alzare le dogane non solo con noi ma con tutta una cultura e una storia. Che sta succedendo? E poi se c’è qualcuno che fra di noi ha dato via il culo per lo sdoganamento del rock italiano (o per i cazzi suoi e della sua cricca) va bene, ma stavolta quel qualcuno ha dato via l’ anima (come in quel film “Il posto dell’anima”) e dare via l’anima è un’altra Storia.
E questo non solo accade su Rumore ma a Torino il posto al mondo dove si è affermato il principio del Lavoro come strumento di conquista della dignità. Mi sono sbagliato? Ho frainteso? Lo so succede ormai ovunque, ma qui siamo nelle terre del Rock italiano. Qui no, sennò vuol dire che me ne devo andare veramente; e dove? Ecco, di questo e di tanto altro ancora avremo modo di continuare a discutere, la strada è lunga, il cammino è iniziato. La Lunga Marcia. Intanto è cominciato anche il grande romanzo epico del rock italiano. Ci siete tutti e non scappate. Volevate “L’isola dei famosi”? e invece vi tocca “Guerra e Pace”, oppure una cosa tipo ” Gang of New York”(è l’unico film che ho visto da un anno a questa parte). Se qualcuno si è perso qualche puntata può rifarsi vedendo quel film. Diciamo che è iniziato il secondo tempo quando il capo dei nativi va a trovare l’irlandese che ha vinto le elezioni. Quest’ultimo gli grida contro qualcosa poi gli da le spalle…Eppoi quella mannaia sulla schiena, ve l’apettavate? io no. Ma non voglio raccontarvi la prossima puntata….
A Presto! Vi voglio Bene!

Inserito da bandito.trovarelli il 23 gennaio 2007 NEWS