E’ il quindo libro (fieramente autoprodotto) del giornalista e scrittore valtellinese MARCO QUARONI
FUGA DA BAR IN SOL MINORE
Il libro si può richiedere contattando direttamente l’autore tramite il sito www.marcoquaroni.net.
Non ha un prezzo di vendita, si può contrattare un baratto (prodotti artistici, alcolici o alimentari) direttamente con l’autore.
E’ in corso il Bartour, una serie di reading durante i quali l’autore presenta l’opera, tutte le date si trovano sul sito del’autore.
LA PREFAZIONE di MARINO SEVERINI
C’è una storia piccola piccola come un… granello di sabbia. Anzi, visto che tutto accade in Autunno e in Inverno, potrei dire che è una storia piccola come una goccia di pioggia o un fiocco di neve.
Una storia tanto piccola da contenere un’infinità di c’è e ci sono.
Come una lunga ballata.
C’è Dylan l’architetto, insieme a Levy il suo capomastro. Seduti davanti ad un assolato cafè stanno progettando il Desiderio.
E c’è un Desiderio che per la Verità diventa la più grande delle bugie: Babbo Natale, il Grande Fungo ossia il R’n’R.
C’è perfino l’ombra di una canzone che cantavo da piccolo. Cominciava così “Dolly dal mare profondo / figlia di minatori”… ma non ve la canto.
C’è la piccola fiammiferaia. Come sempre, quando c’è freddo, neve, non possono non esserci i fiammiferi… mancano le candele perché questo non è tempo di Veglia.
Ci sono, nascosti fra i sogni, tanti fantasmini e folletti in vena di dispetti che prendono di volta in volta strane sembianze come: i serpenti di Tom Robbins, o le scarpe appuntite di Kaurismaki, oppure gli occhiali da sole di Kusturiza, addirittura il cappello di Eats…
E c’è il cadavere di una stella, rossa.
C’è un Bar come avrete capito che è soltanto uno “shelter from the storm” direbbe il tamburino.
E in fondo al bar, dorme col capo chino sul tavolo lo zio Bruce. Quello che ha imparato più da tre minuti di una canzone che da tutti i libri di scuola.
Però non c’è la banda degli ottoni “bozzati”, né gli zingari di neve.
Soltanto un uomo in nero che canta Rose of my Heart, la mia preferita.
E come in tutte le oasi, le stazioni, anche in questo Bar, come una volta attorno ai fuochi, ecco che arriva la tribù nomade, la carovana, il Mucchio, la Compagnia.
C’è Gesù dietro al bancone, colui che versa e serve. C’è il suo cane indio, custode ed erede della terra, perché mite. C’è Dante con la sua commedia, sempre nel mezzo del cammino, Ugo con un tatuaggio senza nome, Vannio e il Viaggio, Plinio il cacciatore e Anselmo il guru della Montagna, Giulia dagli occhi di nebbia con Davide il Figlio che non cammina, don Remigio che tiene nel portafoglio due foto, quella di Bosco e di Milani, eppoi… c’è un tacchino di nome Arturo che io avrei chiamato Vinicio.
C’è una bara aperta e una Fuga, perché di qua si può uscire solo e sempre in orizzontale.
C’è l’ultimo bicchiere quello che ti fai con l’Altro, l’amico!
Quello che sa cantare Wonderful World e te la canta quando ne hai bisogno.
C’è una Promessa di… Fede, e un anello in fondo al fiume.
Non si sa dove sono finiti i maestri bottai.
C’è sempre una banca, un patibolo e una piazza.
Ma soprattutto c’è la risposta tanto attesa: un sorriso. E tutto diventa una Favola!
C’è un matrimonio fatto di tante minestre.
C’è una storia piccola piccola che assomiglia al fischio lontano lontano del Treno di mezzanotte.
E alla fine di questa storia ci sarà un’altra stagione per lo scrittore addestrato sciolto.
La stagione in cui torneranno le sere e la Bellezza stanca si siederà ancora sulle sue ginocchia, un’Altra Primavera.
Un bacio alla sposa.
[Marino Severini]