Barricada Rumble Beat – Introduzione al disco

barricada2

A tre anni di distanza dal precedente Tribes’ Union, inframezzato solo dall’uscita del 45 giri Against power dollar (che ha come retro il pezzo di Billy Bragg H says here), arriva questo Barricada rumble beat, finalmente il primo vero LP dei gang. L’album ancora autoprodotto, non ammette dubbi sul suo contenuto fin dalla ineccepibile copertina in cui vengono ritratti fiamme e filo spinato. Dal punto di vista musicale, invece, amplia con le sue dodici canzoni, lo spettro di influenza precedente e mette a punto un sound compatto, nervoso, deciso a trovare una sua peculiarità. Vengono potenziati il rhythm’n'blues e il funky che si prestano perfettamente a fare da cornice all’ispirazione del momento: la lotta di emancipazione dei neri americani, da Malcom X alle pantere nere, ma c’è ovviamente ancora molto R’n'R e raggae che avevano caratterizzato il lavoro precedente. Nonostante Rumble beat abbia una sua struttura ben definita si capisce che rappresenta musicalmente un momento di importante collegamento tra passato e futuro: infatti se da una parte era già stato annunciato dagli sviluppi della parte finale di Tribes’ union, in particolare dal pezzo Last border, dall’altra è altrettanto evidente che con Bad news from swing street e Not for sale presagisce la struttura del prossimo Reds. L’utilizzo massiccio del R&B è già un primissimo approccio alla musica popolare che comincia ad affascinare i Gang che, non a caso, ad album terminato diranno: “La cosa fantastica di questa musica è testimoniata dal fatto che siamo riusciti a far ruotare intorno ad essa i musicisti senza che il suono della band ne abbia risentito; si sono per esempio inseriti alcuni elementi della Andy J. Forrest Band, ma non c’è stato alcun problema di amalgama. Su queste basi ci siamo subito intesi alla perfezione e creato al nostra forza”. Insomma non c’è più solo Strummer con i Clash ad ispirare i fratelli Severini, ma comincia a farsi strada la figura di Woody Gutrie e del suo modo di concepire le canzoni, mediata da Dylan. Comincia a prendere forma l’idea di poter cucire le proprie radici e la propria cultura con il rock. Anche il modo di costruire i testi comincia ad affinarsi, a essere meno declamatorio e ad assestarsi su forme più eleganti. Ma nonostante tutto Barricada rumble beat rimane un disco di rock: pezzi come Song of the prisoner (un bell’inno alla libertà dedicato a tutti coloro che sono costretti a subire le arroganze di chi ha il potere), Warrior poet (che invita i diseredati e gli sfruttati a non arrendersi), la stessa title track (che di conseguenza incita alla ribellione) e Blue message (triste presa di coscienza di una certa impotenza e rassegnazione) sono ancora completamente permeati dalla lezione punk. E anche brani come Clide Warrior & Jessy Colt e Junko partner, che hanno rispettivamente un’intrigante armonica e un tono tradizionale da “come all yeah”, che li avvicinano alle nuove influenze, non intaccano la struttura riconducibile agli stessi modelli. Naturale quindi che questo lavoro venga ricordato come un album di grande impatto legato al primo periodo Gang. Il disco, esattamente come Tribes’ union, è ancora completamente cantato in inglese e si avvale di alcune collaborazioni importanti, prima tra tutte quella di Billy Bragg che presta la sua voce in Junco partner e suona la chitarra in Goin’ to the crossroads e poi Andy J. Forest, chitarrista in Not for sale e Clide Warrior & Jessy Colt. Nell’organico di base subentra Saverio Moltierno al basso che sostituisce definitivamente Pino Eustachi.
(Tratto da “Frammenti Rock”)