Il seme e la speranza – Introduzione al disco

semeProgetto realizzato grazie alla collaborazione della Regione Marche. Canzoni nuove, qualche rifacimento e collaborazioni con artisti incontrati durante gli ultimi anni. Lo spirito dell’album è quello della testimonianza storica delle radici contadine del nostro Paese.

La testimonianza storica di un passato che è e resta profondamente nostro. Una riflessione sul giusto valore culturale dell’agricoltura, in un contesto sociale come quello in cui viviamo: moderno, post-industriale, complesso. Un contesto che ha ancora estremamente bisogno, anzi, non può fare a meno, dell’agricoltura. Questo è il senso che vogliamo dare alla nostra iniziativa, all’abbinamento coraggioso tra arte, musica e terra. Tra uomini con storie diverse alle spalle ma uniti dal sentire comune di valori che derivano dalla stessa Resistenza. La scelta di coinvolgere un grande artista e musicisti straordinari non è certo frutto di un’improvvisazione o di una casualità: tutto è stato curato con entusiasmo e dedizione. A partire dalla copertina del Cd, un’opera di Enzo Cucchi, un dono che ci rende orgogliosi e che rafforza la nostra convinzione che la stessa agricoltura è arte.
Quanta sapienza e cultura c’è nel lavoro di un agricoltore: saper trarre vita da vita non è la più alta espressione umana?
L’agricoltore, come il padre di Enzo, è esso stesso un grande operatore culturale: un uomo che per tutta la vita, con fatica, sudore e grande passione, pratica l’arte dell’innesto, l’arte della coltivazione, l’arte del saper trarre i frutti della terra.
Frutti che “soddisfano”, al medesimo tempo, la vista, il tatto, l’olfatto, il gusto e, perché no? In qualche caso, anche l’udito e rende la natura vivibile.
Questa nostra iniziativa vuol essere prima di tutto un omaggio ai nostri agricoltori perché si riapproprino del loro ruolo nella società e ai nostri giovani perché sappiano e ricordino sempre la profondità delle radici da cui nasce la nostra libertà.
CIA MARCHE

“La civiltà, nel senso reale del termine, consiste non nella moltiplicazione ma nella intenzionale e volontaria riduzione dei bisogni. Solo questo porta alla vera felicità e appagamento.” (Gandhi, 20 agosto 1930)

Noi dovremo saper affrontare il passaggio da un’epoca all’altra e le nostre scelte saranno determinanti circa l’epoca che c’è nascosta nel futuro. L’impero inglese era per Gandhi come Golia fu per Davide, un gigante.
Oggi il gigante, il grande Golia della civiltà tecnologica e dei media, ha i piedi d’argilla perché è fragile sullo stesso terreno che fonda il suo potere: quello del linguaggio e delle idee. La capacità di agire sul terreno simbolico di creare idee e tradurle in gesti quotidiani può avere per questo un potere sconvolgente di trasformazione.
Come contadini gettiamo quindi questi semi antichi (di una cultura grande che è l’Umanesimo di razza contadina), semi che sono idee e gesti, cultura.
Il seme perché incarna lo spirito di ri-generazione (“Dopo un raccolto ne viene un altro” diceva Alcide Cervi), di ricostruzione creativa sulla base di ciò che una comunità ha in termini di risorse e di abilità. Il seme perché è simbolo di libertà in un’era di manipolazione. Il seme perché in esso la diversità culturale converge con quella biologica e la questione ecologica si identifica con la giustizia sociale, la pace, la democrazia.
E chi semina ha bisogno soprattutto di una cosa: la speranza, dote culturale che ci è stata lasciata in eredità da un mondo, una cultura che fa, che fatica, che trasforma affinchè questa terra sia veramente la Nostra, quella promessa.
GANG

Marino Severini – voce e chitarra
Sandro Severini – chitarra
Paolo Mozzicafreddo – batteria
Francesco Caporaletti – basso e cori
Marco Tentelli - tastiere

Pippo Guarnera hammond (piano), Anga Piemage Persico (violino), Paolo Montanari (fisarmonica), Angelo Casagrande (violoncello), Alice Fabretti (cori), Adriano Taborro (mandolino), Roberto Picchio (fisarmonica in “Canzone dell’emigrante”), Jsmael Ziede Burboa (Almanacer) (voce e cori in “A la molina no voy màs”), Max Marmiroli (sassofoni), Sergio Berardo (ghironda in “Il lavoro per il pane”), Eugenio Merico (ritmica), Andrea Cavalieri (contrabbasso elettrico), Paolo Enrico Archetti Maestri (chitarra elettrica), Fabio Martino (piano Rhodes).
Voci in “This land is your land”: Graziano Romani, Michele Anelli, Alice Fabretti, Francesco Grillenzoni, Cisco, Andrea Parodi, Maurizio Zannato, Marco Mezzetti, Paolo Enrico Archetti Maestri, Gianluca Spirito, Lorenzo Semprini, Luca Mirti voce e armonica.
Coro delle Mondine di Novi in “La pianura dei sette fratelli”
Le voci della terra sono di: Maria Cervi, Altamante Logli, Gastone Pietrucci.
Michele Panariello voce del bambino in “Comandante”