Lacrime del sole

Lacrime del sole

Siamo lacrime del sole
siamo fiato del vulcano
siamo cenere di vento
siamo polvere di grano
siamo i solchi della terra
siamo i calli della mano
siamo avanzi delle nuvole
siamo pane quotidiano

Siamo limite e soglia
siamo tutto e siamo niente
siamo il fuoco che si accende
il fuoco che si accende
nel cuore e nella mente

Siamo linea di cometa
siamo il cerchio dell’anello
siamo i tacchi di una danza
siamo punta di coltello

Siamo schiaffo del bagliore
siamo ombra di carezza
siamo sabbia dei deserti
siamo i sassi di una piazza

Siamo limite e soglia
siamo tutto e siamo niente
siamo il fuoco che si accende
il fuoco che si accende
nel cuore e nella mente

Siamo labbra di un sorriso
siamo sangue ossa e sudore
siamo il sogno di una cosa
siamo lacrime del sole

Siamo limite e soglia
siamo tutto e siamo niente
siamo il fuoco che si accende
il fuoco che si accende
nel cuore e nella mente

 

La cultura contadina è stata per millenni una cultura legata alle stagioni, a una scansione del tempo ciclica e non storica. Nella storia è entrata da poco tempo, forse un cinquantennio, poco più, poco meno…
E quell’essere stati fuori dalla storia non va perduto, non va dimenticato poiché molto c’è in quella cultura che oggi va ripreso e rivalutato.
Soprattutto l’essere parte di tutto l’universo. Di ciò che è vita e che ogni volta ci appartiene e nello stesso tempo ci oltrepassa. Cantare oggi questo sentimento, questa religiosità, ci permette di dare una risposta a ciò che siamo e a chi siamo. Per farlo abbiamo ritrovato una canzone gaelica, dei celti, dell’inizio della storia europea. Questa canzone dice di essere tutto, di essere presenti a tutto ciò che accade.
“Io sono il vento che soffia sul mare, sono l’onda dell’oceano, sono il toro delle sette battaglie, sono l’aquila della roccia…”.
Vederci e vedere, guardare il mondo e noi stessi. Noi siamo tutto l’universo e l’universo è in noi. Dalle nostre scelte dipende il futuro dell’universo come dal battito d’ali di una farfalla.
Oggi si può e si deve tornare alla terra ma nuovi, da uomini planetari. Si può tornare alla terra come astronauti che l’hanno vista dall’alto e si sono resi conto che è la nostra unica casa.L’Altrove non c’è più, abbiamo raggiunto i confini. Ma c’è l’Altro che c’è in noi e tra noi, nelle mille differenze con cui dobbiamo misurarci e convivere per condividere.