Dopo la proposta del “Treno Rosso” di Marino e Sandro Severini, nella Mailing List dei Gang si è subito creata un’accesa discussione: se Il treno Rosso fosse una proposta, un desiderio possibile da mettere in piedi, oppure no… Molti si sono detti a favore ma qualcuno della Mailing List, come Max ’73 e Lele ed altri, si sono detti contrari. La lettera qui sotto, scritta da Marino, è la risposta a questi “dissidenti”…
Chiarimento sul Treno Rosso 13.01.2001
(di Marino Severini)
Ciao a tutti,
vorrei partecipare, con molta discrezione, alla discussione che è nata dopo la nostra “proposta-sogno-desiderio” del Treno Rosso.
Come un messaggio chiuso in una bottiglia e buttato, gettato, lanciato nell’oceano dell’indifferenza totale, della rassegnazione, della noia, dell’appiattimento totale (o quasi).
Siamo felicissimi che questa bottiglia sia arrivata e con essa il contenuto e adesso eccoci qua, a discutere. Qualcuno l’ha trovata sulla riva dell’isoletta dove si trova confinato, dov’è naufragato; altri l’hanno pescata in alto mare, l’hanno trovata come una sorpresa nelle loro reti; altri ancora si sono svegliati con il rumore che la bottiglia faceva urtando i pochi legni ormai fradici della loro piccola zattera. E c’è chi si è detto “ma perché dovrei lasciare quest’isola? Ormai qui sto bene, mi sono abituato a quelle che una volta erano difficoltà ora sono consuetudini. Poi dovrei costruire un legno, un’imbarcazione per andarmene di qua; ho perso la mano, poi non ho più la bussola e i venti e le stelle non li riconosco più. E lasciare la mia casa sull’albero… No, resto qui. altri come i pescatori hanno detto no, no, la rotta deve restare la stessa, i venti sono contrari e il mare si fa, ogni ora che passa, sempre più mosso. Quelli della zattera non hanno neanche aperto la bottiglia, l’hanno presa e rigettato lontano ancora nell’oceano. Ma molte navi pirata hanno cambiato rotta e qualcuna anche il timoniere. Molti banditi nel mare hanno risposto “Bene siamo pronti! Anche se non tanto bene equipaggiati per nuovi arrembaggi” e hanno pure confessato di essere fuori allenamento.
Ci siamo! e allora avanti; vado avanti e con me Sandro e la banda dei Fratelli Severini, cercando così di allargare questa discussione e fare il punto della situazione. Rotta, bussola, vele, stato di manutenzione delle navi, condizioni meteorologiche, venti e stelle e tutto ciò non riguarda più soltanto i Gang e i loro amici ma sta trasformandosi in qualcosa di più coinvolgente e interessante. E questo sito, questa stessa postazione “fissa” trova una ragione, un nuovo scopo, serve anche ad altro e si muove, finalmente è costretta a muoversi e stare nel movimento.
I più loquaci sono stati fino ad ora i “dissidenti” come Sergio Messina, Max ’73, Lele ed altri (non ho letto tutte le mail). Un dissenso positivo, costruttivo, stimolante che mette in guardia, quasi un atteggiamento fraterno, preoccupato tutto meno che polemica anzi… La cosa che più ha disturbato è il sogno, anche se temporaneo e precario, della sinistra unita. Aggiungo che non è per me solo un sogno ma una pratica, costante, tenace, convinta. Un lavoro. Lavorare per trovare, scoprire dei territori comuni alla sinistra. Non solo, i Gang, in tutti questi anni hanno cercato nel loro piccolo di fondere, di unire le tre grandi correnti umanistiche, tre grandi tradizioni culturali proprie di questo paese: quella comunista gramsciana, quella cristiana e quella delle Minoranze, delle sinistre eretiche. Come dire? Cantare quelle storie dove quei tre percorsi trovano unità nella pratica quotidiana e si fanno vere, vive, reali, storie appunto. Oggi ci troviamo in circostanze dove prevale un’egemonia della sinistra lontanissima da queste tradizioni. Abbiamo assistito ad un vero “scippo” della nostra cultura da parte di corporazioni composte da “polli di allevamento” della politica italiana anche della sinistra… E allora che vogliamo fare? Lasciare la politica a questi imbecilli capaci e desiderosi soltanto di dimostrare ai potenti che sono più bravi loro a servirli che non quelli della ex Democrazia Cristiana? Lasciare la politica ai servi? (non agli schiavi) per renderla servile; ancora più cortigiana e farla morire ubriaca al banchetto del feudatario di turno? Lasciarla a loro e lasciargliela passare liscia e così di rimbalzo noi a rintanarci, chiuderci nei recinti, disinnamorarci, convinti che ormai tutti sono uguali e che non potremo più decidere, partecipare alle scelte che ci riguardano e che riguardano il nostro paese? Sarebbe un ritorno nella caverna e la reazione che “loro” vorrebbero è quella di uomini delle caverne: Odio, sangue, vendetta…. avremmo perso nuovamente.
L’Odio è legittimo solo nei confronti di chi ti ha costretto ad odiare, ma acceca e ciechi saremmo soltanto facili prede e facili la eliminare…
Oppure no. Oppure si può sconfinare, si può chiamare a raccolta tutti e perché non quei compagni che ancora ci possono stare, possono cambiare e farci cambiare attraverso incontri, confronti ravvicinati, progetti comuni, nuove forme di lotta e di partecipazione, o no?
Anch’io vi confesso che tempo fa mi sono detto più volte “mai più con la Sinistra Giovanile”. Dopo la guerra contro il popolo serbo non potevi fare qualcosa con quella Sinistra Giovanile che aveva accettato questo massacro e un intervento militare. Una cosa gravissima. Ma posso confermarvi che molti compagni della Sinistra Giovanile allora sono rimasti disorientati, sono rimasti delusi e in minoranza… E con molti di loro è possibile ricominciare per ricostruire un rapporto e tornare a lottare. Ne sono più che convinto. Ognuno faccia la sua parte, se parte si sente e parte è, si prenda quelle responsabilità che seguono ad ogni scelta ma questo è l’unico modo, forse, per espanderci, per sconfinare e restare “pochi e puri” per finire in qualche salottino della politica tanto triste e ridicolo nella sua aristocrazia d’altri tempi. Vi dico anche che non ho mai cercato la Maggioranza a tutti i costi, casomai l’identità, il senso di un percorso che è l’appartenere. fare parte e condividere. E l’identità è movimento non etnia, non chiusura delle porte per preservare la specie. Identità è l’antidoto alla Paura. La vera fatica, lo sforzo che oggi è richiesto è tutto lì. Aprirsi. Oppure ritirarsi, chiudersi. Meglio la resa, l’arrendersi per vincere, che non la ritirata, il tornare indietro.
Ma sullo stato attuale della cosa “di sinistra” e di “Cosa” intendiamo oggi per sinistra ce ne sarà da discutere qui e altrove. E per me questa “Cosa” che sono un comunista resta il “Sogno di una Cosa”. E cito Marx nella sua “lettera a Ruge” dove è più suggestivo che concettuale. La proposta era “la riforma della coscienza non mediante i dogmi ma mediante l’analisi della coscienza mistica oscura a se stessa, sia che si presenti in modo religioso che politico. Apparirà chiaro allora come da tempo il mondo possieda il sogno di una cosa della quale non ha che da possedere la coscienza per possederla realmente”. Oggi l’antico sogno riprende possesso di se stesso e la cosa attende ancora una volta il suo nome.
Non il comunismo il tronco ma un ramo; è da esso che stanno nascendo altri rami più piccoli e da loro nuove gemme, nuovi fiori e nuovi frutti. Buona Primavera!
La cosa che a me dà veramente fastidio è in ogni discussione l’accettare in termini di confronto, di linguaggio e di opinioni quello che già è stabilito, circoscritto e limitato dai mass media, stampa, TV, anche “stampe alternative”… Come posso dire? Questo dà la sensazione che si parla ci si relaziona coma al bar sotto casa dopo il quarto o quinto bicchiere e si applica questo costume ad ogni tipo di discussione. Potrà andare bene per il calcio, ma anche lì non sono d’accordo… Discutere di politica non deve significare per forza confrontarsi sulle stesse posizioni e dichiarazioni di coglioni e servi di un federalismo post-moderno come D’Alema, Veltroni, Rutelli!!! o di quelle carcasse tipo Pannella… Perché anche quando si parla fra di noi non si rompe mai questo accerchiamento, questa imitazione dello spettacolo, questo voler sembrare di essere nel Palazzo quando si è al bar… Così sì fa Bossi che è la caricatura meglio riuscita di tanto squallore che c’è nel rapportarsi quotidianamente. Oltre, Altrove, verso l’orizzonte altrimenti restiamo nella palude e molti di noi rischiano le sabbie mobili. O no?
Secondo punto toccato unanimamente dai “dissidenti” è la scuola pubblica. Da quello che leggo intuisco (ed è un’intuizione che si fa coscienza) che lo stato attuale della scuola è un vero disastro. Perché un conto è per me sentirlo da voi, un conto leggerlo sulla stampa. Allora mi dico ci vorrebbe un Treno Rosso al giorno, altroché… Il Treno Rosso prende a pretesto la scuola per mettersi in moto ma è solo un primo Viaggio che non finisce di sicuro in qualche aula o palestra di qualche Liceo o scuola professionale… Ma se vogliamo riprenderci tutto perché nelle nostre mani le cose possono migliorare, e di questo bisogna esserne convinti, perché non la scuola? Io vengo da una famiglia operaia e, senza ombra di retorica, so bene quanta fatica, sudore, lacrime e lotta c’è in questa grande conquista del diritto allo studio per chi era condannato ad essere bestia da soma e non essere umano. Allora vogliamo definitivamente abbandonare, lasciare nelle loro mani anche questo territorio? O solo perché siamo arrivati al fondo e non resta che scavare e tutto è perduto e quindi cerchiamo scampo altrove? E dove? Se ci siamo finiti ormai tutti gli spazi? Le riserve? Tornare là per essere nuovamente considerati come i nonni e padri bestie da soma? No, io non ci vengo perché so quello che mi aspetta. O ci basta il rock ‘n ‘roll perché “abbiamo imparato più da tre minuti di una canzone che da vent’anni di scuola” e a dirlo è un uomo come Bruce Springsteen che è il più letterato e letterario autore di canzoni vivente (anche più di Dylan)?
La scuola che io ho conosciuto, i libri che ho studiato, i professori (non tutti certamente) che ho incontrato non sono quelli o quelle che ha conosciuto Lele. Dimenticavo, io sono arrivato a 44 anni! Senza accorgermene magari. Sono stati molti dei miei insegnanti uomini e donne con un’etica e una passione che ancora oggi invidio e ammiro. Dei maestri. Non vado oltre poiché ammetto la mia deficienza, non conosco bene lo stato delle scuole italiane ma non per questo vorrei restare alla finestra a guardare altrove mentre la scuola viene regalata dopo essere stata martorizzata per anni, viene ceduta a quel processo di privatizzazione, di imbarbarimento culturale che segue all’apatia e alla mancanza di partecipazione e senso di conquista. Riprendiamocela anche e soprattutto con momenti di Festa visto che di assemblee, comizi, occupazioni ce ne sono ed è meglio che ci siano, ma di Festa ce n’è poca, troppo poca. Oppure non è che siamo responsabili un po’ tutti sullo stato di salute della scuola perché siamo troppo pervasi da un senso di trascuratezza rispetto a tutto ciò che è pubblico?
La “Pantera” non dovrebbe essere una stagione ma una pratica costante, quotidiana, una nuova gestione a partecipazione diretta. O no? Forse sto solo dicendo delle gran cazzate ma quello che è certo è che questo paese è mio, questa sinistra è mia, questa scuola è mia e per cambiarli ho bisogno di altri che mi assomigliano. Senza Unione non c’è scampo e l’Unione non è la Carnevalata dell’Ulivo o la Lista Civica; l’Unione è una cultura e non è il Potere per il Potere ma il potere per cantare e partecipare, per trasformare in altro da ciò che è. E cantare partecipando.
La forza del Treno Rosso sta tutta lì.
Non è qualcosa alla quale siamo stra-abituati del tipo quando vai al supermercato o al centro commerciale dove ti danno l’illusione di scegliere quello che è già pronto, fatto, confezionato. Devi solo consumarlo e pagarlo, prima. Il Treno Rosso è qualcosa da costruire, da definire, da colorare, tutto da fare. Per ora è un sogno che nasconde un bisogno individuale ma anche collettivo.
E questo lo dimostra le tante tantissime adesioni a questo viaggio. Alcune impensabili fino a che non ci sono pervenute. Un sogno che sconfina e che si muove e si fa per strada ancora prima di partire. Sogno di coinvolgimento, di energia che si fa muovendosi, cambiando, si fa per strada perché è dalla Strada che si parte. Lele aggiunge “..se un giorno si trovassero sponsor abbastanza ‘puri’..” ma gli “sponsor” non ci sono e non è necessario trovarli per forza se ci si organizza in altro modo. Ma poi chi ha paura del lupo cattivo? Io no. Non tutti i mezzi giustificano il fine né il fine giustifica tutti i mezzi e certamente ogni eventuale “sponsor” richiederebbe un torna/conto ma dove sono andati a finire lo scarto di lato, il passo del cavallo agli scacchi, il percorso, la linea della cometa? Dov’è finito il nostro stile la nostra eterna saggezza di combattenti, di guerrieri della luce? Penso tutto ciò sarebbe soltanto una “attacco frontale”. Dignitoso ma perdente.
No, non ci sto. Preferisco il campo aperto o le imboscate (come Robin Hood, o la strategia dei ragazzi della via Paal?) a seconda delle forze in campo ma che nessuno, nessuna si faccia male e guai a lasciare i feriti in mano al nemico…
E nessuno, ripeto nessuno, si è mai sognato di “indottrinare” qualcuno tanto più gli studenti italiani. Casomai andremo “là” per imparare qualcosa magari vivendo, toccandoci, raccontandoci le nostre storie e ascoltando gli umori, i luoghi, i colori, le strade per farne, di tutto questo, più di una stagione.
Sulla “sfumatura della sinistra” che Lele richiama nella sua e-mail noi tanto per tranquillizzarvi non abbiamo mai avuto a che fare. Non ho (né io né Sandro) mai avuto una tessera né un tesserino né per la pesca né per cercare funghi, quindi rilassatevi. E perché concludere che tanto questo Treno debba o sarà comunque sponsorizzato da questa “sfumatura della sinistra”…
Ma anche si trovassero appoggi anche là dove vivono le contraddizioni più forti perché no? Perché non utilizzarli come ci pare e piace? O non siamo in grado di gestire autonomamente questa Impresa? Abbiamo paura del lupo cattivo, ecco è così. Ancora una volta ci siamo persi nel bosco e scambiamo la casa della nonna per la tanta del lupo… Innocenti, puri, un po’ teneri e un po’ coglioni ma tutti piccoli “Cappuccetto Rosso”…
E’ come dire non voglio che la mia immondizia sia portata all’inceneritore dai netturbini comunali poiché ad amministrare il Comune c’è una giunta di destra… E’ una logica che io, nonostante gli sforzi, non riesco a capire, non riesco a seguire fino in fondo. E vi chiedo scusa, ma è così.
Ma non si gioca più. E non ne ho nostalgia. Poi questa “sfumatura di sinistra” che sembra sia responsabile, da sola, di tutti i mali del mondo, non è poi questo compatto solido e indistruttibile. Ho avuto l’onore di conoscere tanti uomini e donne che, sì, sono saliti sul carro dell’Ulivo e che lavorano nelle strutture pubbliche, nelle istituzioni. Lavorano bene e duramente, ce la mettono tutta e ogni giorno per loro è un passo più in là, una piccola conquista e non solo per loro e nessuno li ha mangiati vivi, ancora. Nei loro confronti io nutro una grande stima e ho un gran rispetto. Ve li farei conoscere per vedere poi se li considerate o no “una sfumatura di sinistra”. No, stanno soltanto, con coraggio e determinazione, cogliendo l’occasione, poiché le circostanze dove si trovano ad operare sono quelle che sono e per loro non c’è, né c’era, alternativa. Questo ve lo dice uno che, insieme a Sandro, è stato denunciato (per aver scritto una canzone dedicata a Pio La Torre, segretario del PCI, ucciso dalla Mafia) da un ex senatore del PDS: Michelangelo Russo e un ex presidente della lega delle cooperative in Sicilia: Sanfilippo.
Occorre scavare per trovare; sporcarsi le mani di terra e fango, farsi venire i calli e bestemmiare dal dolore per le ferite che la pelle fa quando brucia dal freddo, le crepe sulle mani. E di crepe nei muri dobbiamo trovarle, allargarle anche nelle sfumature di un “bianco e nero” che non esiste più e forse non è mai esistito realmente ma solo nella comunicazione visiva.
Che vengano a noi i colori con le loro infinite tonalità e varianti, che torni la Primavera nelle nostre coscienze e nei nostri cuori. Eppoi perché denigrare coloro, soprattutto i gruppi, che hanno espresso la loro voglia di partecipare. Chi suona prima, dopo, chi ha le guardie con i cani… Non è mica un Treno questo con le classi, non ci sono “Jim Crow”, non sono sono i vagoni la cosa importante ma la Locomotiva. Non vogliamo essere noi “i Gang” i grandi Timonieri o meglio il Macchinista, preferiamo essere il carbone o meglio “l’olio nei stantuffi”. Vi ricordate “Macchinista Macchinista del vapore / metti l’olio nei stantuffi / di risaia siamo stufi / a casa nostra vogliam tornar”?
Ed è a Casa che vogliamo tornare con questo Treno Rosso, a casa nel Paradiso sulla Terra su questa Terra. E forse a volte quasi ci siamo, ci arriviamo vicino con i nostri sogni e i nostri desideri, la nostra fantasia e la nostra immaginazione. E in Paradiso potremo anche fare a pugni come Lone Ranger… ma a voi che non salirete su questo Treno vi chiedo “qual è la via giusta per uscire di qua / dalle mura di Caos / di Caos città?”.
E un’ultima questione. Ad un cero punto tutti i dissidenti ci dicono, ognuno a modo suo, ciò che non è antifascismo. Ciò che non è! E su questo non posso non applaudire. Per aderire ma non per l’ennesima scoperta dell’acqua calda. Dov’è il “balzo in avanti”?, la risposta vera, quella che stiamo cercando e aspettando che il vento che porta via con sé i colori dell’estate, dei fiori, quello stesso vento che ci porta un altro Natale? Dov’è il nome di quella cosa che è solo sogno ma oggi più che mai lo richiede? Non ciò che non è ma ciò che è. Magari oltre il sogno, Altrove dove trova casa e risiede.
E allora Avanti Tutta! E in alto le vele del Cuore! Perché navigare, cercare, ancora ci tocca. Tocca a noi per primi che abbiamo perso tante volte e forse a forza di perdere ci siamo persi. Ma senza rotta, o bussola che ci riporti il vento e ci guidi, la stella perché avanti si va. Perché la risposta e il nome è da trovare e per catturarlo e forse è proprio nell’Unione che si ripara che si nasconde. Non nelle cantine o nelle soffitte, nelle strade secondarie, nei nascondigli o nelle riserve… Lì c’è stato ma in questi tempi è migrato ha preferito il sole e i grandi spazi, i cieli e gli oceani.
Avanti Tutta! Ma con il “senso della durata” per essere testimoni ora del tempo e oltre, andando. Crescere, avanzare, balzare in avanti, “pungere e volteggiare”. Oppure non è più la Strada o il Binario che ci impone una linea? Questa sì che è una riposta.
E a Max ’73 che vuol sapere cosa manca per partire rispondo tutto, tutto manca Max. Ma intanto tu cosa porti con te? E ti pare poco se messo insieme, se condiviso? Il tuo contributo è significativo perché rivela il limite del “cliccare” per comunicare e fare. Ma ogni limite è una soglia. E per superarla abbiamo bisogno di appoggi politici! Sponsor sociali! Accordi con le ferrovie! Ma soprattutto di uomini e donne che hanno il fiore della parola… ci siamo capito benissimo, no?
Intanto questo Treno Rosso va che è una meraviglia anzi una Meraviglia ancora prima di muoversi.
Chiara Tafner (pers. ass. cult), Fata Carabina (Pistoia), Piero Giampiero (uff organ. Sinistra Giovanile abruzzese), Emiliano (“s’ha da fare”), DP (roma), Simone, Paolo (anche contro “i professori”), Julie Haircut (“niente controllo dall’alto”), Silvia, Folkabbestia, Tupamaros, Bandabardò, Modena City Ramblers (Franchino), DAMI (Collettivo studentesco scuole superiori di Brescia), Alessandro – “La Crus” (da discutere i tempi e i luoghi), Parto delle nuvole pesanti, Giordano Sangiorgi (Meeting Etichette Indipendenti), Sergio Messina (disponibile a partecipare solo a iniziative specifiche se il Treno passerà per Milano), Stefano (Radio Base Popolare Network), Commissione Cultura federazione romana PRC (Giulia), Luca “Milkbar”, DuemilaResistenze (Claudia&Erman), Marmaja… ecc…ecc…
“La Nostra Marcia” Continua
Marino
”La nostra marcia” (Majakovskij)
Battete in piazza il calpestio delle rivolte!
In alto, catena di teste superbe!
Con la piena d’un nuovo diluvio
laveremo le città dei mondi.
Il toro dei giorni è pezzato.
Il carro degli anni è lento.
Il nostro dio è la corsa.
Il cuore è il nostro tamburo.
Che c’è di più celeste del nostro oro?
Chi pungerà la vespa di un proiettile?
Nostre armi sono le nostre canzoni.
Nostro oro le voci squillanti.
Prato, distenditi verde,
copri il fondo dei giorni.
Arcobaleno, dà un arco
ai cavalli veloci degli anni.
Vedete, il cielo s’annoia delle stelle!
senza di lui intrecciamo i nostri canti.
Ehi, Orsa Maggiore, esigi
che ci assumano in cielo da vivi!
Bevi le gioie! Canta!
Nelle vene la Primavera è diffusa.
Cuore batti la battaglia!
Il nostro cuore è rame di timballi.
(Nov. 1917)