(Intervista per “Alta fedeltà Web Site” a cura di Achille Iachino)
Esistenze di seta
Prima di leggere l’articolo che avevo chiesto ad Achille Iachino, per presentare i Gang a chi non li conosce molto e per dire la nostra come “Alta Fedeltà” su questa storia bellissima, pensavo di patire per questo speciale con l’intervista che ho fatto a Marino Severini (voce, chitarra, ed autore dei testi del gruppo), ma l’articolo di Achille è talmente bello da meritare la “Prima Pagina”… In coda all’intervista a Marino Severini, un secondo articolo di Achille su un concerto acustico che Marino e Sandro hanno tenuto a Roma due mesi fa…
Esistenze di seta
“Ma ti pare possibile che i miei non vincono mai?!”. Entro nel negozio di dischi con un amico che, poco prima, concludeva così un appassionato discorso (durato 30 km, la distanza fra il mio paese e quello del negozio) sulla sua innata capacità (tifa per la Sampdoria) di stare sempre con chi ha la peggio. Lo capisco, so come ci si sente e, soprattutto, so che non puoi farci nulla: è un difetto di fabbricazione. Il proprietario del negozio lo conosco abbastanza bene (non tanto da ottenere uno sconto decente sui dischi, ma quel tanto che basta per avere il privilegio di togliere il cellophane a quelli confezionati e ascoltarli prima dell’eventuale acquisto), gli chiedo di darmi l’ultimo dei Gang, Storie d’Italia. Non l’ho sentito ma ne ho letto un gran bene. Inizio l’ascolto in cuffia. Non so perché (continuo a chiedermelo da allora, e sono passati undici anni!), ma io ricordo con assoluta precisione le facce di tutti quelli che erano nel negozio in quel momento. Ricordo com’erano vestiti, cosa stavano facendo e quali dischi avevano in mano. Una cosa simile non mi era mai capitata e non si è più ripetuta. È stato come se l’attacco di Kowalsky avesse fatto scaturire, incontenibile e potente, una sorta di inconscio bisogno: conserva nella tua memoria questo momento, perché ti servirà in futuro. Mi servirà in futuro? E per cosa? Oggi lo so: per non dimenticare che l’orgoglio e la dignità, anche se non vinci mai, devi difenderli senza risparmiarti. In quel cd sfilava una dolorosa parata di personaggi straordinari e male equipaggiati per affrontare un destino troppo spietato, un’esistenza iniziata per essere sempre dietro gli altri, a cui però non volevano rassegnarsi. E per loro, nel loro nome, c’era una sola cosa da fare: portarli in paradiso cantandone le storie. Che poi, a riascoltarle oggi, sono le storie, gli odori, i rumori degli operai di Melfi, dei contadini messicani, di tutti quelli che vivono come in un film di Ken Loach. Esistenze fiere che chiedono di essere narrate, vicende umane bellissime come un velo di seta. Lo si può infangare, ma basta un po’ d’acqua, magari un po’ di pioggia, e torna a risplendere. Lo si può stropicciare, ma anche sgualcito rimane morbido. C’è solo un modo per cancellare la sua bellezza: distruggerlo. Ed è così anche per i personaggi dal sorriso mite raccontati o inventati dai fratelli Severini. Offesi e fiaccati, a volte li trovi con la schiena curva, confusi nella nebbia, ma sempre combattivi. Bisognosi di carezze. Belli. Alcuni non ce la fanno, cadono, e allora bisogna ricordarli. I Gang conoscono e amano il dovere della memoria, che non significa nostalgia ma vitalità e incanto. Canzoni in cui lo slancio verso tutto ciò che proviene dall’immenso patrimonio popolare costruito nella stentata quotidianità di chi non sa vincere, regala un’identità a quelli che questa routine sono costretti a subirla. La canzone popolare, collettiva per definizione, lontana dai festival dell’ego e delle banalità, è lì per questo, per ricordarci com’è andata a finire, chi era dalla parte giusta (e magari non ce l’ha fatta lo stesso) e chi no. Altrimenti non serve. Marino e Sandro, con le loro canzoni, sono tutto questo e sanno che, qualche volta, quando lo guardi in faccia, il gigante ha paura.
Achille Iachino
“Siamo ancora in grande debito…”
Telefono a Marino e mi risponde la piccola Clara… Marino mi dice che è praticamente impossibile raggiungere la cornetta del telefono prima di lei… chi scrive si considera un fan dei Gang e chi scrive si commuove ogni volta che ascolta una canzone come “Eurialo e Niso”… mi è successo anche ieri (30 MAGGIO 2004), durante il bellissimo concerto che Marino (voce, chitarra, ed autore dei testi del gruppo) e Sandro (chitarrista ed autore delle musiche del gruppo) Severini hanno tenuto insieme alla Macina (un gruppo di folk, che come i fratelli Severini vive ed è nato nelle Marche).
Incontro Sandro e Marino tre settimane dopo il grande ed intenso concerto che hanno fatto durante la festa del nostro sito, ma di questo parleremo a parte…
Partiamo con l’intervista… la prima domanda mi serve per arrivare al discorso sul valore che ha oggi la critica musicale in Italia…
Buona lettura…
Su molti giornali si è celebrato l’ultimo lavoro dei Verdena, con un entusiasmo quantomeno sospetto… anche sul nostro Mucchio John Vignola ha fatto volare 5 stelle…
Al di là del legittimo parere personale, su cui non mi permetto di discutere, mi sembra una cosa oscena.
A mio modo di vedere se dai 5 stelle a questo disco (che è un disco come ne escono tanti, niente di più…) e lo definisci imprescindibile, poi non hai più margine… se esce un nuovo “The Joshua Tree” o un nuovo “Born to Run” quante stelle si dovrebbero dare?
Secondo me in questo modo si perde in credibilità, sempre che ci sia credibilità da perdere…
Hai avuto modo di ascoltarlo questo disco?
Se esce un nuovo Born to Run gli fai un monumento ogni via… ogni via la intitoli a Johnny Cash, considerando la bellezza dei suoi ultimi lavori…
Io penso che John Vignola… che ne so… forse avrà bevuto troppo la sera o a preso qualche sostanza che gli ha alterato la capacità di percezione… penso che sia quello… poi non lo so, perché il disco non l’ho sentito… ma non è che esco di casa e tutti mi fermano e mi dicono: “Senti questo, è l’ultimo dei Verdena!”…
Che pensi della critica musicale italiana?
Con tutto il rispetto che ho per tanti bravi giornalisti, l’ultimo grande critico italiano è Sandro Portelli. Con molta onestà non riesco ad andare oltre Portelli… non penso che Vignola sia un critico musicale. E’ un buon giornalista, che conosce la grammatica italiana… ma finisce lì…
Mi fai i nomi di qualche critico musicale che stimi…
Sono tutti amici, li stimo un po’ tutti… ma non hanno più la passione di un tempo…
Proprio a nessuno è rimasta questa passione?
Ti dico Eddy Cilia, nonostante il suo decadentismo… il suo modo di fare… però fa delle scelte distanti da quelle che ne caratterizzavano il percorso iniziale. Comunque lo rispetto molto, per la sua onesta intellettuale e per il suo stile passionale. Parla soprattutto di quello che gli piace al momento.
Del Mucchio di qualche anno fa, di quello mensile, che idea avevi…
Il Mucchio di qualche anno fa era il territorio dove si è ritrovata quella che è stata per me la crema del giornalismo musicale italiano… Massimo Cotto… Guglielmi… Cilia… Bianchini… la stessa Bianca Spezzano… Daniela Amenta…
C’era qualche Springsteeniano in più…
Decisamente… pensa a Tettamanti, un grande critico cinematografico e letterario…
Che affrontava il discorso su Springsteen proprio portandolo sulla letteratura, come del resto fa Portelli…
Portelli è stato l’unico a dare una chiave di lettura di Springsteen che non c’era mai stata nel giornalismo specializzato… attraverso l’opera di Portelli si è potuto individuare uno Springsteen calato bene nella sua cultura, nelle sue radici, nell’immaginario collettivo americano.
Ti giro anche qualche domanda che mi è arrivata per te da qualche frequentatore del nostro sito… che cosa ti piace di più del Mucchio di oggi e cosa di meno, ed eventualmente come lo cambieresti…
Del Mucchio di oggi mi piace soprattutto il senso di sfida con cui lo guida Max, che è ben rappresentato dalla presenza nel giornale di Massimo Del Papa. Un giornale musicale che non si occupa di sola musica, e lo fa soprattutto con gran coraggio… senza spalle coperte, senza l’appoggio di case discografiche o di multinazionali, ne di protettorati politici. Questo gli consente di avere una grande autonomia, e dà la possibilità a Massimo di scrivere cose che in Italia scrive soltanto lui, e a Max Stefani di poter mandare a fanculo chiunque alzi la voce nei suoi confronti, e nei confronti del giornale. Questo non accade in altre testate tipo “Tutto”, “Musica”… di “Rolling Stone” non ne parliamo neanche… questo fa la differenza.
Lo stesso vale per lo sforzo, anche se faticoso, e per l’attenzione per il rock italiano che ha Federico Guglielmi… però, nel suo caso, non sento più la grandi fiammate di un tempo… magari questo è dovuto ad una certa stanchezza nel seguire le vicende della scena italiana…
E quello che non ti piace del Mucchio di oggi…
Non mi piace la fretta… anche se capisco che è figlia del fatto che il giornale esce ogni settimana… preferirei un giornale un po’ più riflessivo e che non debba per forza correre dietro alle ultime cose di cui si parla perché bisogna parlarne… un giornale che sappia individuare di più l’aspetto culturale della musica e meno il fatto di costume.
Passiamo a Springsteen… qualcuno penserà che sono monotono (compreso mrpink!) ma non me ne preoccupo….
Nel vostro libro, “Banditi senza tempo”, lo citate spesso…
Sono curioso di sapere il tuo parere su “The Rising”…
Secondo me è un grande disco… all’inizio ero d’accordo con Max Stefani, anche se lui è andato giù un po’ troppo pesante, nel senso che lo ritenevo un po’ lungo e con quattro-cinque canzoni di cui si poteva fare a meno. Poi mia figlia mi ha costretto, lei si addormenta ascoltando questo disco, ad ascoltarlo anche nei particolari… ed oggi lo considero un grande disco, un disco che entra nell’America di oggi con tutte le sue contraddizioni… l’unica critica che mi sento di fare è che l’aria è un po’ troppo pessimistica, cosa che me lo rende meno simpatico… mi sento più vicino a Woody Guthrie che anche nel buio più buio riusciva a trovare una luce di speranza…
Questo, Springsteen l’ha fatto in passato senza essere mai consolatorio. In questo disco sento una maggiore pesantezza, ma non è mai un arrendersi. Al di la delle parole che usa, c’è un grande senso del gospel e del blues, di una musica che non è mai rinunciataria. Denuncia, ma esprime attraverso un senso comunitario la forza per andare avanti.
La mia visione di Springsteen è comunque quella di un uomo che sta dietro le sbarre, quelle del grande business, quelle delle multinazionali… a tratti se ne libera, ma a tratti rientra dentro. Rispetto a questo, mi sembra un personaggio un po’ in crisi ed in bilico. Anche se il confronto è difficile da fare, lo trovo un po’ più incatenato rispetto ad uno come Steve Earle, che comunque per forza di cose ha il campo più libero.
Non pensi che episodi come Paradise ed American Skin ed un disco come The Ghost Of Tom Joad, siano figli di un tipo che non sembra poi così tanto condizionato…
In effetti American Skin è costata parecchio a Springsteen e Paradise è una canzone coraggiosissima. In realtà lui si sente organico ad una realtà che soprattutto è una realtà di classe. E’ il “local hero” dell’America.
Il pubblico che lo segue in america è molto meno attento e molto più lontano dall’essenza della sua musica di quanto non sia quello europeo… gli americani amano soprattutto il personaggio Springsteen, gli europei soprattutto l’artista Springsteen…
Senza dubbio. Il pubblico europeo è molto più severo e magari critico con Spingsteen ma il legame con l’artista è molto più autentico.
La crisi di Springsteen non è come singolo individuo, ma la comunità in cui vive e la gente a cui parla non è pronta al cambiamento. La realtà in cui vive è sonnolenta.
Quali sono a tuo parere gli episodi migliori della discografia di Springsteen?
Senza alcun dubbio, Nebraska. Springsteen mi piace perché, pur non essendo comunista, è il cantore del sentimento dell’amicizia.
Hai mai visto Springsteen dal vivo?
Non l’ho mai visto. E’ andato Sandro, e mi ha detto che non avendo visto lui non ho visto niente. Avevo comprato due biglietti per il concerto dell’anno scorso a Firenze ma all’ultimo non sono potuto andare perché mia figlia non stava bene. Comunque ho sentito talmente parlare del concerto di Milano che mi sembra di esserci stato…
Io penso che lui sia l’energia. Penso che sia l’ultimo dei dinosauri, dal punto di vista della grande energia del rock’n’roll, della fisicità, del sudore, io penso che non ci sia paragone… penso che mi basteranno, quando lo vedrò, due note per commuovermi..
Oltre che per il fatto che sono un vostro fan, e sono un vostro fan anche per questo, ho pensato a voi per la festa del nostro sito perché come succede a Springsteen, durante i vostri concerti date tutto…
Diamo tutto perché prendiamo dalle persone che vengono a vederci, perché ci viene regalato… senza ombra di retorica, noi siamo in grande debito con tutti quelli che ci hanno seguito e con tutti quelli che continuano a seguirci… voglio dire che dobbiamo dare ancora molto per poter dire di essere pari con tutto quello che abbiamo ricevuto in questi anni… rispetto alla fiducia ed agli abbracci dei genitori di Ilaria Alpi, della madre di Fausto e Iaio, che vuoi che conti quello che facciamo noi… noi possiamo solo cercare di far sentire meno soli tutti coloro che ancora cercano di continuarlo un certo percorso, un percorso che parte da tanto… tanto tempo prima di me… mi sento per questo un privilegiato.
Noi cercavamo soprattutto l’appartenenza, magari non in maniera consapevole, ed oggi poso dire con molta serenità che l’abbiamo trovata, e sono sicuro che se continueremo ad essere leali con chi ci segue non la perderemo.
Io mi sento un muratore, un imbianchino, un meccanico, per stare bene devo capire ,all’interno di una comunità che esiste ed è reale… devo capire qual’è il mio ruolo e devo cercare di farlo nel miglior modo possibile.
Questa tua risposta, oltre a colpirmi molto, mi fa venire in mente quello che sarà il titolo di quest’intervista… “Siamo ancora in grande debito”… che ne pensi?
Bello. Mi piace…
Tra l’altro il discorso che hai fatto riguardo al bisogno di sentirsi parte di una comunità, mi fa pensare che la vostra scelta di chiudere i rapporti con la Wea fosse proprio ispirata da questo bisogno…
Assolutamente. Non esistevano più le garanzie per fare quello che noi pensavamo fosse giusto fare… non potevamo perdere il rispetto di noi stessi. Ed è una cosa che ritengo fondamentale nella vita.
Parliamo un po’ di musica… nel sito ci sono due anime musicali (anche se su molti punti c’è contatto)… una sera mi è scappata questa frase che ha fatto inorridire il mio amico Mr Pink… “preferisco Steve Earle ai Pink Floyd”… sono finito sul sito nella pagina delle cose da biasimare… tu inorridisci?
Non solo non inorridisco, ma dico a Mr Pink che sono totalmente d’accordo con te.
Detto questo mi sento in debito con i Pink Floyd perché mi hanno fatto scoprire dei territori emozionali che non conoscevo. Però oggi preferisco Steve Earle, senza dubbio… per cantare, per sognare, per sentirmi meno solo.
Che pensi dei Rolling Stones che continuano a girare il mondo e a fare concerti… mi sembrano mossi solo da questioni economiche…
Sono il circo, sono delle maschere… io li ho visti sempre come il grande teatro del rock’n’roll, superiori a loro da questo punto di vista non c’è mai stato nessuno. Sono eterni bambini, a me non sembrano neanche più umani… fanno tutte le sere la stessa parte, ma a me fa piacere vederli. Comunque. Sono sempre stati tra i miei preferiti, li ho sempre preferiti ai Beatles proprio perché erano più vicini al mio percorso, al mio sentire. I Beatles li ho sempre analizzati da musicista, per delle scoperte musicali che ci hanno regalato. I Beatles non hanno mai fatto i conti con l’America, è casomai l’America ad aver fatto i conti con loro… mentre dai Rolling Stones in poi, passando ai Clash e per finire con gli U2, tutti hanno fatto i conti con l’America per diventare poi planetari…
A proposito degli U2… con il sito ci siamo prefissi l’obiettivo di cancellare i Queen dalla storia della Musica (Marino si fa una grossa risata… e dice: “posso dirti che condivido!)… quando qualcuno ci ha mandato delle classifiche per la “top five” in cui ha inserito i Queen lo abbiamo censurato a dovere (ancora un commento di Marino: “condivido… sono inutili”)… ti racconto questa e voglio un tuo parere:
Una volta insieme a Mr Pink parlavamo con un amico che ci contestava duramente per questa cosa, e ci diceva che i Queen erano un grande gruppo. Dopo questa affermazione incauta, Mr Pink gli fece notare che per superare in qualità tutta la discografia dei Queen, sarebbe bastato “The Joshua tree” degli U2… a quel punto intervenni io nella discussione facendo un’ulteriore puntualizzazione: “guarda che vi sbagliate tutti e due, perché basta la copertina di “The Joshua Tree”… (Marino bissa la risata precedente, commentando: “bella… bella veramente… faccio un applauso”…)
Una ragazza che si chiama Magda ti chiede: “Perchè ai concerti non suonate mai canzoni dei primi album, di “barricada” in particolare (o almeno io non mi ci sono mai imbattuta). Capisco che il vostro percorso vi ha portati a fare cose piuttosto distanti da quelle, a partire dall’uso dell’italiano e che magari un concerto che comprendesse anche vecchie canzoni risulterebbe meno organico ed omogeneo, ma per esempio “i fought the law” continuate a farla senza che appaia mai fuori luogo”…
“I fought the law” non è nostra, e come la presento ogni volta che la eseguiamo è una canzone popolare, che per tradizione è fissa nella nostra scaletta.
Questo problema non me lo sono mai posto più di tanto… con l’uso dell’italiano si era aperto un immaginario molto diverso da quello dei primi tre dischi, comunque non escludo che si possa tornare a fare qualche canzone di quel periodo dal vivo. Quelle canzoni le sento molto più legate a quel periodo, mentre invece “Bandito senza tempo” la sento molto più attuale adesso che non dieci anni fa.
Dico a Marino che l’intervista la pubblicheremo a giugno, insieme ad altre cose… e che dopo aver dedicato il sito nel primo mese a Joe Strummer, ci sembrava giusto dedicarlo ai Gang… Marino mi chiede a quali personaggi è stato dedicato il sito fino ad ora, e scorrendo i vari mesi gli parlo del nostro scoop su Britney Spears… quando gli dico che a farle perdere la verginità era stato Red Ronnie, Marino ride per diversi secondi e poi commenta: “povero disgraziato”… poi mi chiede chi è la nostra spiritual guidance… quando gli dico che abbiamo scelto Groucho Marx, mi dice che è una scelta molto in linea con lo spirito del sito…
Ti giro una domanda di un nostro collaboratore, Luca D’Ambrosio… “Per comprare quale disco, hai speso gli ultimi euro?”
Quello che acquista i dischi è Sandro che poi me li passa… comunque l’ultima cosa che mi ha passato è l’ultimo di Johnny Cash… un’artista che ho riscoperto negli ultimi anni, grazie a dei dischi bellissimi che ha pubblicato. Comunque in generale non vado alla ricerca di grandi novità ma ascolto i classici. Se proprio ti devo fare un nome, ti dico Mark Lanegan.
Ho una curiosità… volevo chiederti qualcosa su Kurt Cobain, un personaggio che secondo me avrebbe potuto regalarci tante altre perle se la sua vicenda umana non si fosse interrotta tragicamente… penso ai Pearl Jam che secondo me comunque il meglio lo hanno dato con il primo album e con qualche altro episodio qua e là, ma che poi secondo me si sono un po’ persi, pur rimanendo (soprattutto dal vivo…) un grande gruppo… poi penso a Cobain e credo che potenzialmente il meglio lo doveva ancora esprimere, pur avendo già pubblicato con i suoi Nirvana dei grandi album…
Insomma secondo me Cobain avrebbe potuto lasciare una traccia ancora più importante nella storia della musica, e magari fare quel grande disco alla R.E.M. di cui aveva parlato…
Su questo sono d’accordo solo in parte con te… l’ultimo grande disco di rock’n’roll per come lo intendo io è “No Code” dei Pearl Jam… poi effettivamente si sono un po’ standardizzati… per quanto riguarda Cobain, credo che a lui mancasse l’accoppiata con Michael Stipe, forse da quest’accoppiata mancata poteva venir fuori un grande capolavoro. Non mi appartiene più di tanto come metodo, io ho sempre preferito le grandi accoppiate alla Jagger-Richards… anche perché essendo di un’altra generazione non mi riconosco in tutta una serie di effetti collaterali, non ne riesco a percepire le fratture esistenziali, e quindi anche la traduzione da un punto di vista musicale… non mi innamoro, ma riconosco che è stato un grande.
Mi fai pensare ad una scambio di opinioni diverse che è uscito fuori mentre realizzavo l’intervista a Massimo Del Papa… anche a me come a lui ,e credo anche a te, piace un certo tipo di cinema… Ken Loach per esempio… Massimo sosteneva che senza la passione non ci poteva essere grande cinema… se la passione e l’impegno e le emozioni non escono fuori non può essere grande cinema…
Diciamo se non c’è un approccio operaista all’emozione… un approccio che è ancora capace di commuovermi…
… mentre per quanto riguarda la musica mi riconosco molto in questa idea… per dirti… quest’estate a New York ho trovato “Dust Bowl Ballads” di Woody Guthrie e mi sembrava di avere in mano dieci milioni di dollari… tanto è grande il mio amore per questo artista… mentre invece per quanto riguarda il cinema, pur avendo una grande passione per Ken Loach e per il tipo di cinema che fa lui, l’anno scorso ho visto un film spagnolo bellissimo che s’intitola “I lunedì al sole”, gente come Tarantino, Scorsese o Kubrick la considero su un altro pianeta… ed il loro è soltanto un modo diverso di far vivere delle emozioni… un mondo che non è estraneo alla passione… Massimo Del Papa su questo non era d’accordo, e sosteneva che Tarantino e Kubrick erano di moda e sopravvalutati… tu che ne pensi?
Io non penso assolutamente che siano sopravvalutati… io Tarantino lo vedo un po’ come i Mano Negra… con gli scarti sa costruire dei grandi capolavori, rimette insieme dei materiali in maniera geniale… fa il cinema con il cinema… Pasolini faceva il cinema con la pittura, ad esempio… Kubrick è ancora di più, io penso che sia il genio dei geni. Kubrick riesce ad entrare nel profondo del profondo, nell’essenza stessa delle cose. Questa cosa è rara, è rarissima, nessuno si addentra in quei territori… attraverso una cosa minima, magari il volo di una farfalla, riesce a descriverti tutta la storia dell’uomo e non solo quella… è sacrale, si avvicina ad una dimensione che è sacra. Kubrick fa questo con un linguaggio coltissimo, altri con un linguaggio estremamente popolare. L’incontro della cultura “alta” e di quella popolare è qualcosa di magico, e da questo incontro nasce qualcosa di grande che ci riporta a ciò che è essenziale. Ci sono dei personaggi che fanno ed hanno fatto la storia del linguaggio cinema… Tarantino io ce lo metto in questa grande storia…
Hai mai visto “L’Ultima tentazione di Cristo” di Martin Scorsese, in questi giorni di inutili “passioni” mi è capitato di rivederlo… credo che sia uno dei film più belli ed importanti dell’intera storia del cinema…
Sono d’accordo. Il film di Scorsese è un capolavoro assoluto… Sandro (Severini, fratello di Marino e chitarrista dei Gang) ha visto il film di Gibson… mi ha detto: “non ci andare, perché butti via i soldi… sembra… “Arma Letale”!Anche se comunque è rimasto affascinato dai dialoghi…
Negli ultimi anni ti è capitato spesso di andare al cinema?
Ci sono andato pochissime volte… con la bambina piccola è diventato difficile poterlo fare… ricordo di aver visto due film mentre aspettavo il traghetto… uno era “Dogville”, e mi è piaciuto molto… l’altro non lo ricordo ma sono andato a vederlo anche perché faceva freddo… una puttanata incredibile!
E’ la stessa cosa che mi ha detto Paolo Zaccagnini parlando di Matrix… “sono andato a vederlo perché faceva freddo… una puttanata incredibile!”…
Pensa che noi siamo nati al cinema… mia madre, i fratelli, la sua famiglia era proprietaria dei due cinema del paese. Quindi sin da piccoli siamo cresciuti passando quattro giorni su sette al cinema. Siamo cresciuti con questi grandi momenti liturgici dello spettacolo… ti devo dire che un’altra mia grande passione è sempre stata quella per il circo… amo talmente il cinema che potrei entrare e vedere la più grossa cazzata, ma sarei comunque contento di poter condividere quei momenti con altre persone… da noi era un po’ come il “Cinema Paradiso” di Tornatore… ricordo che ci portavamo da mangiare al cinema… ricordo i film di Trinità… ricordo i film porno…
Ed il cinema come ha influenzato la vostra musica…
Ennio Morricone su tutti, con il cinema di Sergio Leone. Ma anche Nino Rota de “Il Padrino” di Coppola…
Morricone ha rivoluzionato il modo di intendere la colonna sonora, ha introdotto i rumori, ad esempio. Tieni conto che sia io che Sandro siamo da sempre dei fanatici del cinema western… “Ombre Rosse” di John Ford è bellissimo… per anni si è detto che John Ford era un fascista, ma a me non me ne frega un cazzo… anche perché lo considero un luogo comune, di quelli che consideravano fascista tutto quello che arrivava dall’America…
Parlando ancora di western, io considero “Gli Spietati” di Clint Eastwood uno dei capolavori del genere e non solo del genere…
Grandissimo quel film… amo veramente il cinema western… mi sono sempre meravigliato per il fatto che un grande come Robert De Niro non si sia mai confrontato con questo genere… se non ti confronti con quel genere e come se uno che fa rock’n’roll non facesse mai una cover di Chuck Berry…
Non avevo mai pensato a questa cosa… adesso che me lo dici… neanche Al Pacino ha mai fatto un film western… è pur vero che sono stati veramente pochi i western all’altezza di quelli storici da quando questi attori hanno iniziato la loro incredibile carriera…
Questo è vero… però mi sembra strano comunque… mi sembra meno strano che non si sia cimentato con il genere uno come Kubrick, che credo sia lontanissimo dalla filosofia del bianco e nero e dei buoni e cattivi… anche da Wenders non mi aspetterei mai un film western… negli ultimi anni con la nascita di Clara sono diventato un esperto di cartoni animati… li ho visti tutti, e ti posso dire che il mio preferito è “Il Re Leone”…
Trovami un’altra intervista in cui si scopre il cartone animato preferito di Marino Severini…
Credo quando uscirà questa…
Di Sean Penn che cosa pensi?
Mi aspettavo che potesse diventare il nuovo Marlon Brando, ed in parte credo sia andata proprio così… ha saputo sempre scegliere bene i suoi film…
Cambiando radicalmente discorso che pensi del momento che vive il nostro paese?
In un suo film, Pier Paolo Pasolini intervistava Orson Welles e gli chiedeva che cosa pensasse degli italiani… Welles gli rispondeva: “In Italia c’è il popolo più analfabeta e la borghesia più ignorante di tutta l’Europa”… ecco, penso che oggi stiamo messi peggio… Berlusconi è una conseguenza di questo…
Ed anche la sinistra che abbiamo va ricercata in quella risposta di Welles…
Si, anche quella…
Hai citato spesso Pasolini… che ne pensi di quel documento straordinario e coraggioso che è “Scritti Corsari”?
Penso che sia di un’attualità sconcertante e che ogni tanto andrebbe riletto… è una sorta di piccolo Vangelo che bisognerebbe portarsi dietro un po’ come se fosse una bussola dei tempi che viviamo e che abbiamo vissuto…
Mi sembra che chiudere con Pasolini e con questa risposta di Marino possa essere un buon finale per questa chiacchierata, ma non posso non chiedere a Marino del libro che ha ispirato il nostro sito, “Alta Fedeltà” di Nick Hornby…
Quel libro è stato un regalo del mio amico Fabio Putri… mi disse che lo dovevo leggere assolutamente… me lo sono goduto, e come fu per “Nuovo Cinema Paradiso” di Tornatore, mi ci sono ritrovato… il negozio di dischi… anche Sandro ha avuto in società un negozio di dischi in paese… mi è piaciuto più il libro del film… comunque è qualcosa che appartiene alla grande cultura popolare…
di Mr White
Kowalsky era già lì
“Hanno già iniziato, ma da poco”, mi dice, preoccupata che la cosa mi faccia girar le spalle per andare da un’altra parte, la ragazza che stacca i biglietti all’entrata del locale. Dannati ingorghi romani, penso io. C’è con me un amico.
Lo guardo per una (superflua, la risposta la conosco già) conferma: si va lo stesso. Ci sono i Gang stasera. Entriamo e immediatamente, nonostante l’oscurità della sala, me ne accorgo: Kowalsky è tra il pubblico. Che tipo Kowalsky, segue i Gang ovunque, non li molla un attimo, è il loro tormento. Ma non possono lamentarsi, è colpa loro se gli si è appiccicato addosso così morbosamente. Marino e Sandro Severini (anima del gruppo) dovevano aspettarselo, potevano capirlo subito che dar confidenza a un tipo del genere è uno sbaglio che si paga nel tempo. Quindi niente piagnistei. Magari un po’ di vino, quello si, grazie. E poi la musica, perché per certi bisogni emotivi il vino magari aiuta, ma da solo non basta. Per certe preziose sostanze servono melodie e parole che sappiano di sangue freddo e libertà, e i Gang ne sono ben forniti. Sono a Roma per presentare il loro libro (Banditi Senza Tempo) e il loro nuovo cd (Nel Tempo e Oltre, Cantando), suonato con il gruppo folk la Macina, e lo fanno a modo loro: ribadendo la necessità di non cadere negli ormai numerosi buchi neri che indeboliscono la memoria (collettiva e individuale). C’è un’urgenza nelle parole di Marino: affermare che la cultura popolare nasce da un bisogno di libertà, e che proprio in essa la libertà si esprime al meglio, con lo scopo nobile di affrancare dalle ingiustizie chi l’assapora. Se non fosse così non avrebbe senso. Marino (che con il suo parlare è un fiume in piena) racconta storie contadine e aneddoti. Sandro, sempre in silenzio, lo accompagna alla chitarra. Kowalsky ascolta con attenzione. Ha una stupefacente voglia di imparare, è curioso. I Gang lo hanno fatto rinascere più volte: operaio al reparto verniciatura in una fabbrica di Sesto S. Giovanni, manovale a Managua, fuorilegge nella banda “Senza tempo” durante gli anni d’oro. Lo hanno fatto piangere raccontandogli di Cecilia, e l’hanno messo in fila (era il penultimo) all’ufficio collocamento insieme a Trovarelli. Gli hanno fatto conoscere Paz e lo hanno portato sulla tomba di Iside che accendeva la notte. In fondo i Gang sono orgogliosi di lui, lo si capisce ascoltandoli cantare Comandante, Oltre e Via Italia, canzoni sofferte e consapevoli, in cui la protesta è il portato di un lavoro di ricerca (letteraria e sociale insieme) minuzioso, voluto con forza e concluso con gioia. Lo si capisce anche durante il divertente siparietto di Sigaro della Banda Bassotti, che prende in giro i fratelli Severini facendo la parodia di una loro canzone. Diventa evidente quando Marino cita Pasolini, e Kowalsky annuisce. E noi con lui. Prima di andar via ho comprato il nuovo cd dei Gang (che è davvero bello). Sono tornato a casa e Kowalsky era già lì.
Achille Iachino