La ricerca dell’appartenenza

intervento di Marino Severini al M.E.I., Domenica 26 novembre 2000

 

Introduzione di John Vignola:
«Gang, gruppo storico che ha attraversato la fase dell’indipendenza discografica sia quella con una major… »

Lo interrompe Marino:
«Visto da lontano, il rapporto con le major… si riesce a vedere meglio: io ho sempre visto il rock italiano come tanti fiumi, affluenti, acque morte, ecc… tutta questa energia dovrebbe affluire tutta nel mare ma poi arrivano le major che, secondo me sono come delle grandi dighe, magari necessarie, molti sostengono che sono necessarie, ma alle volte sono veri e propri disastri.
All’inizio, per colpa o per fortuna di Federico Guglielmi, abbiamo cominciato quest’avventura all’inizio degli anni ’80, Federico ci ha incoraggiato, abbiamo autoprodotto i primi dischi, la situazione delle indipendenti era molto diversa da questa: c’era una grande energia, gruppi, fanzines, ecc. A dire la verità non ci eravamo trovati bene con le etichette indipendenti: magari per via dei progetti che avevamo, avevamo bisogno di risorse, soldi. Il nostro progetto allora era Le Radici e le Ali e lo abbiamo potuto realizzare con un contratto con la CGD (Stefano Senardi, artefice di quel contratto, è lì presente). (…) Con Stefano, che dovrebbe essere polemicamente l’avversario, la multinazionale, in realtà ho fatto grandi e bei progetti, ho scritto buone canzoni… Stefano ha sempre reso possibili la realizzazione delle nostre idee: attraverso risorse, ma anche con passione, collaborazioni, competenza, ecc. Non abbiamo mai ricevuto discorsi di ultimatum sulle vendite. Poi Stefano se ne è andato; noi abbiamo fatto Storie d’Italia; dopo di che la situazione è diventata disastrosa: linguaggio ed intenti diversi…
A quel punto siamo arrivati alla WEA e ci siamo trovati di fronte ad uno che si chiama Massimo Giuliano: tutta l’impostazione del lavoro era completamente diversa, lì c’era il conto che doveva pareggiare; una serie di gusti e strategie che non combaciavano con i nostri interessi, sotto tutti i punti di vista. Il nostro fine è sempre stato la ricerca dell’appartenenza: non i soldi, il successo. Che penso sia utile alla sinistra italiana tutta, oggi in crisi.
Con Massimo Giuliano siamo in conflitto da ben 3 anni; lui per buttarci fuori ha fatto il disco e poi non l’ha promosso: nell’idea che poi noi lì… in ginocchio gli avessimo chiesto di stracciare il contratto, anche se prevedeva ancora 2 dischi 1 live, ecc., questo è successo a tanti gruppi, quando un presidente fa così allora tanti cedono cercando di uscirne. Nel nostro caso non è andata così, è un precedente importante che speriamo serva ad altri: noi abbiamo detto no perché gli impegni contrattuali devono essere rispettati, ci sono delle responsabilità… alla fine Massimo Giuliano quel contratto è stato costretto a rispettarlo, una piccola vittoria. Ci sono stati di mezzo avvocati, ecc., ma soprattutto la solidarietà che si è manifestata attraverso i nostri siti internet: perché c’è stata una piccola grande mobilitazione, fax, mail, ecc. la WEA è stata bombardata per un periodo e ha avuto una crisi di nervi, il presidente ha dovuto mollare!
Ecco una piccola storia comune che non è solo quella dei Gang!»

Federico Guglielmi:
«Il cambio dei Gang, allora, dall’inglese all’italiano, è stato fatto per proseguire un progetto e non per vendere o che. C’era bisogno di una struttura grande: la CGD (…). Il cambiamento di persone di cui parla Marino ha sotteso anche un cambiamento di mentalità: la CGD diventa parte della WEA e il contratto viene trasferito; i Gang hanno firmato un contratto fidandosi di quelle 2 o 3 persone … poi queste se ne vanno e arrivano altre. Un contratto non stabilisce la sostanza del progetto (…)»

A cura di Max’73 (io c’ero …oh yeah!)

 

Inserito da Roberto il 25 agosto 2009